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Delitti Italiani10 anni fa il delitto di Tommy Onofri, la mamma: “Un ergastolo senza sconti di pena”

10 anni fa il delitto di Tommy Onofri, la mamma: “Un ergastolo senza sconti di pena”

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tommy onofriIl 2 marzo 2006 a Parma veniva ucciso il piccolo Tommy Onofri. A dieci anni da quell’orribile delitto, la mamma del bimbo ha voluto raccontare come è riuscita ad andare avanti

Venne rapito a soli 18 anni mesi, per poi essere brutalmente ucciso. Tommy Onofri è stato strappato alla vita e alla mamma, che non potrà mai cancellare quei due grandi occhioni azzurri del suo piccolo: “Sono passati dieci anni, sono passati dieci anni e sembra ieri – ricorda Paola Pellinghelli – All’improvviso è andata via la luce. Mio marito ha pensato a un problema alla centralina. Appena ha aperto la porta è stato spinto indietro. Sono entrati, mi hanno messa là in un angolo, ho provato a prendere il bimbo ma non potevo raggiungerlo. Mio marito legato sulle scale.. Dopo è stato come entrare in un’altra dimensione. Non potevo capire perché stessero succedendo a me cose viste solo nei film. Ero stordita, sotto calmanti”.

Paola ha perso due anni fa il marito, ed oggi porta avanti la famiglia da sola, grazie all’affetto del figlio Sebastiano, ormai 18enne, e a quello dell’anziana madre: “Come ho fatto ad andare avanti? A volte me lo chiedo da sola. Ma ricordo che la prima cosa che ho detto quando hanno trovato Tommaso è stata ‘tenetemi in piedi, perché ho troppe responsabilità’. Poi sono svenuta”.

La notizia della morte del suo Tommy, Paola l’ha appresa in tv: “Gli inquirenti sono venuti dopo da noi, a informarci, quando ormai avevamo capito. Ma parlando con il pm Lucia Musti, da madre a madre, ho capito che anche loro erano rimasti spiazzati. Era una cosa difficile da realizzare, fino all’ultimo c’è stata speranza. Quando il giorno dopo mi sono svegliata nel letto di mia sorella ho dovuto realizzare ‘è vero, non è stato un brutto sogno’. Da lì è cominciato tutto”.

“Non so se reputarmi forte – continua – ho i miei periodi di crisi, a volte ho sbalzi d’umore anche per piccole cose. Ma non mi vergogno di dire che mi sono avvalsa di un aiuto professionale, con sedute di psicoterapia fino all’estate scorsa. E’ stato importante per rimanere in piedi. E poi c’è mio figlio Seba: forse se avessi avuto solo Tommaso non ci sarei più. Avere un figlio da crescere ti sprona a reagire. Io fin dall’inizio ho fatto di tutto per dargli serenità, perché non è giusto che un bimbo di otto anni sia costretto a vedere il lato peggiore della vita”.

Dolore, ma anche tanta rabbia continuano ad oscurare il cuore di Paola: “Si avvicina il 2 aprile, data in cui Mario Alessi potrà accedere al lavoro esterno. Non posso sopportarlo: è una cosa ingiusta. Deve scontare la pena in carcere. Penso sia irrecuperabile: aveva stuprato orribilmente una ragazza, l’hanno fatto uscire e ha ucciso un bimbo innocente. Adesso, dopo dieci anni, deve anche avere un lavoro? So che sono diritti di legge, ma mi appello alla discrezione del giudice: ricordi la falsità di Alessi, quello che diceva in Tv. E’ un uomo pericoloso e mi dispiace per chi lo incontrerà sul proprio cammino”.

Nessuna pietà per i tre condannati, autori del rapimento di Tommy: Io voglio solo che scontino la loro pena interamente, poi andranno per la loro strada e non ne saprò più nulla. Io mi tengo il mio dolore, ma vorrei che oltre al danno non ci fosse la beffa. Sono stati doppiamente vigliacchi a fare del male a un esserino che non poteva difendersi”.

Tommy avrebbe dovuto compiere 12 anni: “Non riesco a immaginarmelo cresciuto, per me rimarrà sempre il mio piccolo Tommy, con le sue marachelle e la sua voglia di conoscere il mondo. Ecco che cosa gli hanno tolto: la possibilità di vedere il mondo. La vita è un dono bellissimo e va vissuta, per me è anche un dovere verso Tommy. Quindi vado avanti, consapevole che l’ergastolo ce l’abbiamo noi. E senza sconti di pena“.

Fonte: Repubblica.it

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