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Dossier15 luglio 1997: a Miami viene assassinato Gianni Versace
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15 luglio 1997: a Miami viene assassinato Gianni Versace

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La villa che vedete nella foto è quella di Gianni Versace, il re della moda, è stata la scena di uno dei delitti più controversi degli ultimi anni. L’assassino spara due colpi che non gli lasciano scampo. Ma chi può essere intenzionato ad uccidere uno stilista? Potremmo fare dell’ironia se non conoscessimo il resto della storia. Sulle pagine di cronaca nera infatti è scritto che ad aprire il fuoco è stato Andrew Cunanan, ma non finirà mai in carcere perché si è ucciso prima di essere catturato.

gianni versaceIl killer di Gianni Versace era un bel ragazzo che si guadagnava da vivere offrendo il suo corpo a uomini maturi e benestanti. Andrew Cunanan infatti conduceva una vita piuttosto agiata, solo che nelle ultime settimane si era trasformato in criminale figurando nella lista dei 10 “Most Wanted” dell’FBI. Aveva massacrato a colpi di martello il suo ex amante Jeffrey Trail, aveva sparato all’architetto David Mason e aveva torturato il costruttore edile Lee Miglin. Prima di sparare a Gianni Versace uccise William Reese e gli rubò il pick-up rosso. Pare che il gigolò avesse scoperto di avere l’HIV e che quindi fosse impazzito ma questa “voce” non trovò riscontro nell’autopsia. Forse era uno psicopatico o era sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. L’assassino però aveva puntato il re della moda e aveva pianificato nei dettagli il piano per tendergli un agguato. Questa storia ha tanti dubbi e Chico Forti, un coraggioso reporter, ha deciso di realizzare un documentario con cui accusa il Miami Police Department che è stato trasmesso anche da RaiTre. Oggi Chico è in carcere perché sosteneva che Andrew Cunanan era stato ucciso altrove e poi portato sull’house-boat, dove venne ritrovato, per mettere in scena il suicidio.

Il giallo dell’omicidio di Gianni Versace è caratterizzato da una ruota della sfortuna composta da lusso, moda, droga, prestiti, criminalità organizzata. Uno degli esponenti della ‘Ndrangheta, Giuseppe Di Bella, qualche anno fa ha dichiarato che “Gianni Versace aveva contratto molti debiti a cui non era più in grado di far fronte e, per questo motivo, è stato ucciso da un sicario assoldato dai vertici della malavita”. Negli Usa la ‘Ndrangheta si è alleata con i messicani e i colombiani per gestire il traffico di droga verso l’Europa e per il governo rappresenta una seria minaccia. Anche un altro esponente, Coco Trovato, ha dichiarato che riforniva la famiglia Versace di droga.

Ma torniamo a Chico Forti? Cosa c’entra in questa storia? É stato condannato all’ergastolo solo per aver girato un reportage sulla morte di Gianni Versace?

L’uomo venne arrestato per una sospetta frode ad Anthony Pike, titolare di una catena alberghiera a cui avevano assassinato il figlio. Il “Miami Herald” rivelò che Forti era sospettato dell’omicidio di Dale Pike, che era stato freddato con due proiettili sparati alla testa. Come Gianni Versace. Casualità? Ovviamente non c’erano prove contro Chico Forti, non ci sono testimoni, armi, tracce di DNA. Il movente secondo la polizia di Miami è la scoperta del tentativo di truffa dell’italiano, da parte di Dale Pike. Ma non regge. Il verdetto dell’accusa ha dell’incredibile: «Non c’è bisogno di provare che l’imputato è l’assassino per dimostrare che quello stesso imputato è il colpevole». Chico Forti è “colpevole” di aver messo in dubbio l’operato della polizia.

É il 23 luglio del 2015 e l’omicidio di Gianni Versace resta ancora un giallo. Antonio D’Amico, l’ex fidanzato qualche anno fa ha dichiarato: «Il caso è stato chiuso troppo in fretta, gli americani volevano togliersi la patata bollente e la famiglia ha accettato la loro versione. Fosse stato per me, sarei andato avanti. Ma io, per la legge, non ero nessuno».

1 commento

  • Claudio Giusti:

    Ma Voi credete a tutte le cazzate di Chico Forti ????

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