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Delitti ItalianiAlberto Stasi: ecco perchè andrebbe assolto

Alberto Stasi: ecco perchè andrebbe assolto

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Manca poco alla sentenza della Cassazzione per l’omicidio di Chiara Poggi, sono passati già sette anni tra perizie e controperizie, tra spunti di indagini mai realmente approfonditi, il mistero sulla morte della giovane restano

alberto-stasiIl dubbio che attanaglia la morte di Chiara Poggi è da sette anni lo stesso: Alberto Stasi è l’assassino o no?
A questa domanda è molto complesso rispondere, perchè la pista battuta immediatamente dagli inquirenti è sempre stata quella del raptus da parte di Alberto Stasi, tutte le altre possibili piste alternative sono state sempre scartate.
Nei prossimi giorni la Corte d’Assise d’Appello dovrà emettere la sentenza per il cosidetto Processo Garlasco Bis.
Laura Barbaini, procuratore generale della Repubblica, ritiene Alberto Stasi colpevole senza nessun ragionevole dubbio e ha chiesto una condanna a 30 anni di detenzione.
Questo è il massimo della pena tenendo in considerazione che si è proceduto con il rito abbrevviato e che per i pm Alberto Stasi ha agito con “crudeltà”.
Un iter processuale lunghissimo che ha visto l’accusa e la difesa combattersi senza esclusioni di colpi. La difesa sembrava essere riuscita ad assolvere l’imputato, il colpo di scena dalla Cassazione che ha annullato il processo d’appello e riaperto la partita processuale.

Un indagine quella sulla morte di Chiara Poggi, avvenuta il 13 agosto del 2007, condotta male e nella quale ci sono state troppe pezze.
Per gli inquirenti la prova regina è quella “scientifica”, ma come accade in molti casi, invece di dare certezze crea ancora più ombre nella ricostruzione delle scene del crimine.
L’opinione pubblica è divisa equamente, ci sono i colpevolisti e gli innocentisti, c’è chi prende posizioni solo su base empatica, c’è invece chi cerca di supportare le “prove scientifiche” per avvolorare le proprie tesi.
Compito difficilissimo avranno i giudici che si riuniranno in camera di consiglio per stabilire la colpevolezza o l’innocenza di Alberto Stasi e che dovranno necessariamente scrollarsi di dosso qualsiasi tipo di empatia e di parzialità emotiva.
Bisogna anche dire che Alberto ha lasciato molto spesso spazio a diverse interpretazioni del suo atteggiamento sia come fidanzato di Chiara sia come unico imputato della sua morte.
I suoi lunghi silenzi, il suo essere glaciale hanno creato attorno a se l’alone del killer spietato, del perfetto assassino.

In camera di consiglio i giudici valuteranno ad uno a uno gli elementi indiziari raccolti in questi lunghi anni e si porranno la stessa domanda che ci facciamo tutti noi: le prove raccolte sono sufficienti a fare di Alberto Stasi un assassino?
Il nostro codice di procedura penale prevede che “nessuno può essere condannato se non esiste la prova certa al di là di ogni ragionevole dubbio”.
Questa norma garantisce che per poter giudicare colpevole una persona bisogna aver raggiunto durante il processo l’assoluta certezza della responsabilità del presunto reo.
Questo può essere tradotto in modo semplicistico: se vi è anche un minimo dubbio allora Alberto Stasi va assolto.

I giudici dovranno tenerlo ben presente, perchè se si lasciassero trasportare anche loro dall’onda emozionale allora rischierebbero di infrangere la stessa legge che cercano di applicare.
Siamo certi che questi sette anni di indagini e i processi che si sono tenuti hanno permesso di otttenere una prova certa, senza nessun ragionevole dubbio, della colpevolezza di Alberto Stasi?
Possiamo noi condannare Alberto Stasi sulla base di empatie? Per la legge la risposta è NO, e quindi Alberto Stasi andrebbe assolutamente assolto.
Nei casi di cronaca nera, così come nel caso di Garlasco, spesso sentiamo dire: “non può non essere stato che lui”.

Proprio questo principio sembra che sia alla base delle indagini condotte dagli inquirenti, percorrere un unica strada investigativa, cercare di completare un puzzle sulla base di una “suggestione empatica”.
Il puzzle, secondo l’accusa, si è completato con la famosa “camminata”, Alberto Stasi non può non essersi sporcato entrato nella villetta dei Poggi, questa ci è stata presentata come la prova regina, la cosidetta “prova scientifica”.
Da questa “prova scientifica” ne è derivata poi la ricostruzione minuziosa: Alberto ha compiuto il delitto, è tornato a casa si è pulito, cambiato e poi è rientrato a casa pulito lanciando il famoso allarme.
Il collegio difensivo sostiene invece che proprio questo modus operandi degli inquirenti sarebbe a dimostrazione di un indagine condotta a senso unico.
L’alternativa proposta dalla difesa è al pari di quella dell’accusa: Alberto potrebbe essersi sporcato su un sangue essicato e le minuscole tracce potrebbero poi essere state disperse durante la camminata nel vialetto della villetta.
Altro punto che l’accusa ha cercato di mettere sul piatto della bilancia, è stata la famosa bicicletta nera avvistata dalla vicina di casa quella fatidica mattina. E anche la “fantasiosa” storia del cambio dei pedali avvallata dalla parte civile, per sostenere la tesi di un imputato lucido e cinico.

Ancora più incredibile è la storia dei graffi che tutti avrebbero visto ma che nessun carabiniere e inquirente decide di fotografare e mettere a verbale.
Non ultima è la questione della traccia di Stasi sul dosatore di sapone nel bagno della villetta, la repertazione è stata fatta male ed è indice di una condotta alquanto superficiale da parte della polizia scientifica.
Durante le ultime battute del processo è uscita fuori anche la storia delle ditate insanguinate sul pigiama della vittima, tracce che però non sono mai state analizzate alla ricerca di un possibile dna o di un impronta digitale che poteva risultare risolutiva.

Anche qui l’imperizia ha cancellato per sempre quelle tracce di cui abbiamo solo alcuni scatti fotografici. Il piagiama rosa fu completamente manomesso dalle pompe funebri che avevano il compito di vestire il cadavere della povera Chiara Poggi.
Insomma un indagine condotta malissimo ad ogni livello, uno scempio investigativo che non deve essere smacchiato con la condanna di un imputato sul quale l’unica prova certa sono le suggestioni degli inquirenti.
Anche se Alberto Stasi fosse intimamente colpevole, la nostra giustizia dovrà necessariamente assolverlo altrimenti si rischia di creare un pericoloso precedente.

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