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Delitti ItalianiAlina Cossu: il caso verso l’archiviazione

Alina Cossu: il caso verso l’archiviazione

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L’omicidio di Alina Cossu, resterà uno dei tanti casi senza colpevoli

alina-cossuLa procura e i magistrati purtroppo sembrerebbe che si siano arresi. Il Pm Gianni Caria che stava indagando ormai da tempo sull’omicidio di Alina Cossu ha deciso di non prorogare le indagini e quindi si procederà ad una archiviazione d’ufficio.
Il mistero e la morte di Alina Cossu quindi resterà senza verità, da quella notte di settembre del 1988 sono passati ormai piu di 20anni, e tutti i magistrati che si sono alternati nell’indagine non sono riusciti a trovare mai la cosidetta “svolta”.
Lo scorso marzo sembrava che qualcosa si fosse mosso con la richiesta di prorogare le indagini da parte del sostituto procuratore Maria Teresa Lupinu che era stata accettata dal giudice.

La nuova verve dell’inchiesta era partita nell’estate scorsa quando gli inquirenti avevano messo sotto osservazione Gianluca Moalli, un operaio che nelle primissime fasi dall’omicidio era stato imputato dell’omicidio. Le nuove tecnologie di indagini, nella speranza degli investigatori, avrebbero potuto finalmente dare un volto all’assassino della giovane studentessa.
L’iter ha previsto anche la straziante riesumazione del corpo di Alina Cossu per sottoporre il cadavere a rilievi antropologici affidato al medico Ernesto D’Aloja.
Nonostante il lavoro certosino del medico legale, purtroppo non è stato trovato nessun risultato utile per le indagini.
Nei giorni scorsi è stata depositata la sua perizia, dalla quale probabilmente non è emerso nessun dato per poter proseguire l’indagine.
Probabilmente sarà lo stesso pubblico ministero Caria a richiedere l’archiviazione del caso.

Eppure gli inquirenti erano sempre stati speranzosi di arrivare al colpevole fin dalle prime ore dal ritrovamento della povera studentessa.

Ripercorriamo brevemente il caso di Alina Cossu. L’omicidio avvenne per strangolamento e l’assassino cercò di liberarsi del cadavere gettandolo in un roccioso anfratto vicino al mare.
Le onde di quella notte hanno però trasportato il corpo fuori l’anfratto e due pescatori di passaggio lo hanno avvistato dando immediatamente l’allarme.
I primi esami stabilirono che Alina Cossu non fu violentata, fu rintrovata ancora con i vestiti addosso, l’aggressione fu però terribile. Pugni e calci sul volto prima di ucciderla per strangolamento.
Fu scandagliata la vita privata della ragazza, ma non fu trovato praticamente nessu appiglio. Alina Cossu era una ragazza abitudinaria, studiosa tutta dedita alla casa e al lavoro di cameriera e solo raramente qualche uscita con gli amici.
Furono sentiti ripetutamente dagli inquirenti i familiari e i compagni di lavoro del bar Acciaro. Alina Cossu quando faceva il turno serale terminava intorno alle 23 e solitamente era il fratello maggiore ad andarla a prendere ma non la sera del delitto. Quella sera infatti, Alina disse che non voleva rientrare subito a casa e che si sarebbe fatta una passeggiata per poi tornare a piedi.

Questa anomalia nella vita di Alina fece supporre che avesse un appuntamento galante con qualche ragazzo. Fatto sta che la ragazza si allontanò dal bar in compagnia di altre tre ragazze che non furono riconosciute da nessun dipendente del bar, e che a detta di tutti non facevano parte della cerchia amicale di Alina. Non molto lontano dal bar c’è il villaggio verde e quella sera c’era una festa patronale si ipotizzò che le 4 ragazze fossero andate a fare un giro li.
I genitori non vedendo rientrare la ragazza sporsero denuncia intorno alle 4 di mattina, appena tre ore dopo il suo corpo fu rinvenuto dai pescatori.

Il luogo del ritrovamento è stato subito di particolare interesse in quanto vicino a una pineta molto frequentata dalle giovani coppie in cerca di intimità.
La domanda che gli investigatori che si sono alternati in questa vicenda e se Alina conoscesse il suo assassino e se il suo omicidio derivi da un suo rifiuto ad avere un rapporto con lei.

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