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NewsAmos Bartolino pagherà per tutti, la lettera dell’assassino prima dell’omicidio

Amos Bartolino pagherà per tutti, la lettera dell’assassino prima dell’omicidio

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Una lettera ritrovata in casa dell’elettricista Carlo Ghidoni getta una nuova luce sull’omicidio del dottore Amos Bartolino e sul suicidio di Carlo Ghidoni

amos-bartolinoUn paio di giorni fa i carabinieri, che stanno seguendo le indagini sull’omicidio di Amos Bartolino, hanno perquisito l’abitazione di Carlo Ghidoni, tra i reperti rinvenuti insieme con delle armi detenute legalmente è stata trovata anche una lettera, stampata al pc, dove l’elettricista spiega i motivi del suo gesto.
Dalla lettera emerge che l’elettricista era stanco di dover rincorrere i suoi creditori e di non credere più alla giustizia dello stato. Una frase su tutte agghiacciante per la sua semplicità : “Amos Bartolino pagherà per tutti” .

Da quanto emerso dalle indagini, la lettera è stata scritta qualche tempo fa ed ha lo stesso tenore dei messaggi aggressivi che Carlo Ghidoni, ormai da qualche tempo, pubblicava su Facebook.
Amos Bartolino, chirurgo oculista, aveva commissionato all’elettricista alcuni lavori che però stentava a pagare, rimandando la data di pagamento. Per l’elettricista si sarebbero trattate di circa 800ore di lavoro che però il chirurgo non riconosceva, cosi il pagamento di 15mila euro era da qualche tempo oggetto di discussione tra i due.
Grazie a questi elementi gli inquirenti di Carpi sono riusciti a ricostruire il movente all’interno del quale si è consumato il delitto-suicidio.

Il caso è praticamente chiuso, si attendono solo le perizie medico legali e le verifiche sulla testimonianza resa da Fabrizio Casaglia, il vicino che ha assistito alla sparatoria al quale è stato fatto anche un tampone per verificare la sua estraneità alla vicenda.

Le indagini hanno appurato che l’elettricista viveva un momento di forte frustazione dovuto al lavoro, e in questo disagio ha individuato nel dottore Amos Bartolino il simbolo dei tanti lavori effettuati e mai pagati.
La mattina dell’omicidio Carlo Ghidoni si è presentato armato con decine di proiettili, e questo starebbe a significare che ormai la “sentenza” di morte era già stata scritta.

Il 10 luglio l’ultimo incontro tra i due, in ospedale. Carlo Ghidoni aveva ribadito che il lavoro effettuato era di circa 800 ore, mentre per il dottore le ore erano decisamente di meno.
Si erano lasciati per un successivo incontro la domenica dopo. All’appuntamento Carlo Ghidoni si è presentato con il falegname Fabrizio Casaglia, forse per avere un testimone su quanto riferisse il dottor Bartolino.
La discussione si è svolta, a detta del testimone, in modo pacato e i toni si erano decisamente tranquillizzati tanto che Fabrizio Casaglia per suggellare l’accordo aveva invitato i due al bar.
Con calma l’elettricista si è quindi avvicinato alla macchina, ha preso la sua calibro 9 ed ha aperto il fuoco contro Bartolino. che è caduto immediatamente privo di vita.

Carlo Ghidoni si è quindi avvicinato al corpo senza vita dell’oculista e accertatosi che non era morto si è puntato la pistola alla tempio e si è ucciso.
Il falegname, che conosceva entrambi da molti anni, si dice sconvolto dall’accaduto: “Ho perso un amico per una stupidata”.

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