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NewsOmicidi in FamigliaAndrea Gambino, massacra il padre a colpi di casco: “Non ha scusanti per quello che ha fatto”

Andrea Gambino, massacra il padre a colpi di casco: “Non ha scusanti per quello che ha fatto”

di
Andrea Gambino

Foto: Iltirreno.gelocal.it

Andrea Gambino, 20 anni, ha letteralmente massacrato il padre che dopo venti giorni di agonia si è purtroppo spento. Il ragazzo è ora accusato di omicidio volontario

Il 67enne Giuseppe Gambino è deceduto a causa delle gravi lesioni craniche causate dal figlio Andrea Gambino il quale ha colpito l’uomo aiutandosi con un casco per poi inscenare una rapina. Il ragazzo avrebbe agito forse sotto l’effetto di sostanze stupefacenti ed avrebbe inoltre accusato il padre di aver maltrattato la madre e la sorella purtroppo morte per gravi malattie: “Con mia madre e mia sorella si comportava da padre-padrone le ha fatte soffrire. A me invece faceva pagare le bollette di casa”.

Andrea Gambino è stato accusato di omicidio volontario e, come pubblicato da Iltirreno.gelocal.it, è stato rinchiuso nel carcere di San Giorgo. Proprio in questi giorni un suo amico, Matteo, ha raccontato un po’ della vita del 20enne: “Ci conosciamo da quando io avevo sette anni e non riesco proprio a capire la sua reazione, anche se so che soffriva tanto per la situazione che si era creata in casa. In questi giorni gli abbiamo scritto delle lettere anche se so che lui dal carcere non può risponderci. Ho paura che possa compiere un gesto estremo, farsi del male. So che col padre c’erano tanti problemi, litigavano spesso anche perché era lui che chiedeva i soldi ad Andrea e non viceversa”.

Una famiglia distrutta quella di Andrea Gambino che dopo aver perso la madre e la sorella con l’omicidio del padre si ritrova davvero solo. Secondo Matteo troppa era la rabbia repressa del 20enne che ha tirato fuori in modo imprevedibile ed incontrollabile quella maledetta notte in cui ha massacrato il padre: “Andrea non ha scusanti per quello che ha fatto ma per come lo conoscevo io non avrebbe mai fatto male a una mosca, se gli davano uno schiaffo si scansava. Il problema è che è sempre stato un ragazzo molto introverso e silenzioso, il dolore se l’è tenuto tutto dentro: ha tirato fuori nove anni di rabbia in una sera, scagliandosi contro la persona che riteneva colpevole di tutte le sue sofferenze. Noi non lo giustifichiamo ma capiamo che aveva dei problemi che non poteva risolvere da solo. Lui ha bisogno di essere aiutato, ne aveva bisogno prima e ne ha ora più che mai. Dovrebbe essere seguito da uno psicologo, qualcuno che riesca, se è possibile, a fargli tirare fuori ciò che ha dentro da troppo tempo. L’isolamento non lo aiuta”.

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