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Anna Di Vita, fu rapinata ed uccisa in casa: Identificato il presunto assassino

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Anna Di VitaE’ stato individuato il presunto assassino di Anna Di Vita. La donna, 80 anni, era stata trovata senza vita lo scorso 10 aprile nel suo appartamento di Milano. Il giallo potrebbe arrivare ad una parziale svolta dopo nove mesi di indagini

L’uomo che ha ucciso Anna Di Vita durante una rapina è stato individuato grazie ad un’impronta digitale trovata dalla Scientifica sulla credenza della vittima e anche dal cellulare rubato alla donna in cui l’assassino avrebbe successivamente inserito una scheda romena. Si tratta di Costantin Ionut Liusnea, un romeno di 22 anni che al momento dell’arresto si trovava in Grecia detenuto per un furto. Il ragazzo prima dell’omicidio dell’anziana donna non aveva alcun precedente penale.

Alessandro Giuliano, dirigente della Squadra mobile, ha così commentato questa piccola conquista: “Siamo particolarmente orgogliosi di questa inchiesta perché ne avevamo fatto un punto d’onore, dare giustizia alla morte di una donna di ottanta anni che viveva da sola”.

In un compro oro inoltre, è stata anche ritrovata una collanina che la donna portava sempre al collo ma che era stata rubata proprio da Liusnea e poi rivenduta per poche decine di euro.

Le circostanze sulla morte di Anna Di Vita, nonostante questo arresto, sembrano però essere ancora poco chiare tanto che nemmeno gli esami dell’autopsia sono stati in grado di accertare le cause del decesso. Sul corpo della donna è stato trovato un taglio sulla fronte che è stato forse causato da una caduta o da un colpo sferrato dall’assassino. Non si esclude però un eventuale infarto causato dallo spavento per la improvvisa irruzione avvenuta nel suo appartamento.

La paura più grande di Anna Di Vita erano le occupazioni abusive che erano spesso avvenute in quel quartiere definito uno dei più disastrati della periferia milanese: “Di notte ogni tanto sentivamo rumori alla porta. Pensavamo fossero ladri. Invece erano tentativi di occupazione. Così abbiamo iniziato a dormire con una luce accesa in bagno. Dal quel momento non ci hanno più disturbato”.

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