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Delitti dal mondoAnna Politkovskaya, a otto anni dall’omicidio il mistero rimane

Anna Politkovskaya, a otto anni dall’omicidio il mistero rimane

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Era il 7 ottobre 2006 quando Anna Politkovskaya, nota giornalista russa da sempre in prima linea nelle inchieste sulla politica del paese, venne freddata con 4 colpi di pistola di cui uno, mortale, alla testa. Ma c’è ancora del mistero, a otto anni di distanza, sull’accaduto

Anna-PolitkovskayaCiò che si sa è che l’arma del delitto è una pistola Pakarov PM e che la modalità dell’omicidio ha lasciato intuire fin da subito che si trattasse di un’esecuzione a sfondo politico.

Esecuzione della quale sono stati individuati gli esecutori ma non i mandanti.
I colpevoli materiali dell’assassinio della giornalista russa, che da sempre si batteva per i diritti umani finendo per essere considerata  molto scomoda per il Cremlino, sono stati condannati il 9 giugno alla fine di un lungo processo. Pavel Melekhin, giudice che ha presieduto le udienze, ha inflitto condanne alle 5 persone (4 ceceni e 1 moscovita) coinvolte: il carcere a vita a Rustam Makhmudov e suo zio Lom-Ali Gaitukayev, rispettivamente braccio e organizzatore dell’omicidio, 14 e 12 anni di reclusione a Dzhabrail e Ibraghim Makhmudov, per aver seguito gli spostamenti della Politkovskaya e Serghiei Khadzhikurbanov, un agente moscovita, è stato condannato a 20 anni. Condanne, escludendo i due ergastoli, troppo leggere per l’accusa nonostante i legali della difesa abbiano deciso di ricorrere in appello.

Per quanto riguarda i mandanti, non è mai stata fatta luce su chi abbia ordinato l’esecuzione di Anna Politkovskaya ma è ben risaputo che le inchieste della giornalista scavavano nel governo autoritario di Putin e, soprattutto, puntavano il dito contro il regime dittatoriale instaurato dal temibile primo ministro della Cecenia Ramzan Kadyrov. Per il 7 ottobre 2006, che il caso ha voluto fosse anche il compleanno di Vladimir Putin, sarebbe dovuto uscire un servizio speciale che avrebbe dovuto smascherare le torture subìte dal popolo ceceno.

E se, come riporta il sito di Novaia Gazeta – il giornale per il quale scriveva la reporter – “Oggi non sappiamo chi e perche’ l’abbia uccisa, ma possiamo avanzare due ipotesi: la prima e’ quella di una vendetta di Kadirov per quello che lei aveva scritto e continuava a scrivere su di lui; la seconda, l’azione di qualcuno che ha cercato di addossare la colpa al premier ceceno per impedirgli di arrivare alla presidenza della Cecenia” è altrettanto vero che, per colpa di una o più persone dall’identità ancora ignota, la voce russa della verità è stata zittita per sempre.

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