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Cold CaseAntonella Di Veroli: chi è l’assassino della donna nell’armadio?
antonella di veroli

Antonella Di Veroli: chi è l’assassino della donna nell’armadio?

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E’ la notte del 10 aprile del 1994. Due giorni dopo, il corpo senza vita di Antonella Di Veroli viene trovato senza vita chiuso nell’armadio. A distanza di 20 anni, sua nipote (allora una ragazzina) ricorda che proprio quella sera l’avrebbe dovuta trascorrere con lei, con sua zia.

antonella di veroliL’assassino prima le ha sparato, attraverso un cuscino, due colpi di pistola alla testa che, però, l’hanno soltanto tramortita. Poi le ha legato una busta di plastica intorno al collo: l’ha rinchiusa nell’armadio, ed ha sigillato l’anta con del mastice. Antonella è morta per asfissia: ma chi poteva odiarla fino a questo punto?

Le indagini si concentrano subito sulla vita privata di Antonella: finiscono nel registro egli indagati due uomini. Entrambi sposati, entrambi ex amanti di Antonella, e molto diversi tra di loro. Il primo è Umberto Nardinocchi, un ragioniere di 63 anni. Il secondo è Vittorio Biffani, fotografo, vicino ai 50 anni.

Il ragioniere Nardinocchi è un punto di riferimento importante nella vita di Antonella: molto più anziano di lei, è anche suo socio in affari. Nonostante la storia tra i due sia finita nel 1991, Umberto e Antonella continuano a vedersi non soltanto per ragioni di lavoro.

Nell’agosto 1993 vanno addirittura in vacanza insieme in Svizzera e poi in Francia. Nardinocchi dirà in seguito: “io giocavo al casinò,e  lei mi aspettava in albergo”. E sono insieme anche il 9 aprile 1994, il giorno prima della morte di Antonella. Nel pomeriggio vanno a fare shopping per le vie di Roma, e poi stanno insieme a cena  per una pizza.

E quando la sera la riaccompagna a casa, in via Domenica Oliva, Umberto Nardinocchi accusa un malore: l’uomo ha dichiarato di essersi steso per circa un’ora sul letto, e che verso mezzanottte se ne andò. Proprio su quello stesso letto su cui, 24 ore dopo, la stessa Antonella verrà uccisa.  Dunque, anche se si sono lasciati, Umberto e Antonella mantengono un legame strettissimo, dividendo non solo parentesi divertenti ma anche momenti di forte tensione.

A questo proposito, anche un’amica di Antonella (Sandra Campo: la stessa che entrò nell’appartamento e che scoprì il cadavere della Di Veroli), racconta ai carabinieri un episodio particolare. Ma perchè i due litigano? Per soldi, oppure sono solo un un pretesto? C’entra, forse, la gelosia?

Durante il processo Nardinocchi dichiara di non sapere nulla della nuova relazione di Antonella: ne sarebbe venuto a conoscenza solo dopo la morte della donna. C’è però un particolare importante. Quando gli viene chiesto quale voce sentisse sulla segreteria di Antonella, il ragioniere non ha dubbi: la voce era della sua amica.

E invece no:  per mesi su quel nastro, la voce registrata era di  un uomo. Quella voce era di Vittorio Biffani: il fotografo fa letteralmente perdere la testa ad Antonella che alle amiche dice di essere follemente innamorata di lui. Vittorio Biffani, agli occhi di Antonella, è un uomo seducente, intrigante e dalla vita avventurosa. Ma in realtà è pieno di debiti: le promette di lasciare sua moglie, ma nel frattempo si fa prestare soldi. Tanti soldi: 42 milioni di lire.

42 milioni che Biffani non le restituirà mai. L’uomo, davanti ai carabinieri, non fa trasparire nessun tipo di emozione:; sembra freddo, distaccato, quasi un cinico calcolatore con un unico interesse. I soldi di Antonella. Per la donna, invece, quella storia era molto importante: fin dal primo momento lei ci ha visto l’uomo della sua vita. Nonostante avesse moglie e figli.

La storia si interrompe all’improvviso, e in modo brusco: nel luglio 1993 Aleandra, la moglie di Vittorio, scopre che il marito ha un’altra donna. A quel punto Aleandra pone a Vittorio una scelta: o lei o l’amante. E Vittorio non ha dubbi: sceglie la famiglia. La storia finisce, ma per Antonella inizia un incubo.

Antonella si sente sola, tradita ed abbandonata. Non solo: è impaurita e non sa cosa fare. Inizia a rivolgersi a maghi e cartomanti: lei così razionale e determinata cede al fascino dell’occulto, e confida nelle forze sovrannaturali per avere indietro il suo Vittorio. L’uomo si rifa vivo, ma solo per riavere indietro un orologio che apparteneva al padre, e che le aveva dato come simbolo del suo amore. O forse, si tratta più di un pegno. Almeno fino a quando non le avesse restituito i 42 milioni di lire.

Antonella, invece, andava molto fiera di quell’orologio e lo mostra con orgoglio. Aleandra, invece, quell’orologio lo rivuole: è un oggetto di famiglia,e un giorno lo dovrà portare al braccio suo figlio. Aleandra chiama Antonella più volte, e quest’ultima ha paura tanto da a nnotare tutto su un diario.

Non è solo l’orologio ad infastidirla, ad Aleandra non va giù nemmeno la voce registrata nella segreteria di Antonella. Questa le era stata regalata proprio da Vittorio, e come ogni segreteria ha un codice, al fine di risentire i messaggi anche a distanza. Vittorio ha quel codice, e lo usa.

Chi ha ucciso Antonella, lo ha fatto sparandole due colpi di pistola, e per questa ragione entrambi vengono sottoposti all’esame dello stub: sorprendentemente tutti e due risultano essere positivi al test. Nardinocchi si difende dicendo che aveva sparato alcuni giorni prima al poligono di tiro. Biffani, invece, non sa spiegarsi come quelle particelle siano finite sulla sua mano sinistra.

Nardinocchi, ad un certo punto, esce di scena, mentre Biffani viene rinviato a giudizio: il 2 ottobre 1996 inizia il processo contro il fotografo. Nonostante 106 testimoni, alcune domande non trovarono mai risposte: è vero che Umberto Nardinocchi quella sera cercava i bossoli sotto il letto? Non solo: a chi appartenevano i passi che Ninive Colombò avvertì distintamente quella notte? E chi ha introdoto il mastice in casa di Antonella?

Durante il processo non mancano i colpi di scena: la busta di plastica che aveva avvolto il viso di Antonella non venne mai repertata.In primo grado vengono chiesti 22 anni a Biffani,ma l’uomo viene assolto. Sono convinti che l’assassino sia lui. Ma c’è un altro colpo di scena: l’esame che aveva stabilito che a sparare era stato Biffani era sbagliato.

Il dna non apparteneva a Vittorio: c’è stato un errore umano, oppure è stato scambiato? Un anno dopo l’assoluzione definitiva, nel luglio 2003 Vittorio Biffani muore. Dopo 20 anni,l’assassino di Antonella Di Veroli non ha ancora un nome. Un articolo del Corriere della Sera riporta che nel febbraio 1993, Antonella si recò in un negozio per comprare il tradizionale regalino degli innamorati. Non uno, ma due: una cintura e un portafoglio di coccodrillo con un’iniziale (la lettera E).

C’era forse un terzo uomo nella vita di Antonella? La risoluzione del giallo potrebbe trovarsi in poche righe scritte dalla donna poco prima di morire nel suo diario. Antonella fa riferimento ad “un cane sciolto”: è forse lui l’assassino?

(Fonte Chi l’Ha Visto)

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