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Cold CaseAntonietta Giarrusso, un delitto irrisolto: “L’assassino non ha ancora un nome”

Antonietta Giarrusso, un delitto irrisolto: “L’assassino non ha ancora un nome”

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Antonietta GiarrussoSono trascorsi quattro anni da quando Antonietta Giarrusso, detta Ninni, venne letteralmente massacrata nel suo negozio. Nonostante le indagini e le continue ricerche, non è stato mai trovato l’assassino

Le indagini sull’omicidio di Ninni Giarrusso sono state riaperte le scorso febbraio. I familiari della donna, massacrata nel suo negozio, non hanno mai smesso di sperare di poter avere giustizia e di poter conoscere l’assassino della parruccaia, che ad oggi è ancora a piede libero: “Soffriamo inevitabilmente per la perdita di mia zia, ma il fatto che il suo assassino non abbia un nome e cognome ci distrugge – ha dichiarato una nipote della vittima – E in questi giorni ho consegnato, insieme al mio avvocato, una memoria in procura. Siamo riusciti ad ottenere l’elenco dei movimenti bancari di mia zia, spero possa servire a fare chiarezza. Vorrei si facesse luce su questo fronte, mia zia potrebbe essere stata uccisa con quella efferatezza per motivi economici. E’ stata massacrata, un pensiero che non ci darà pace fino a quando chi ha agito con tale violenza resterà impunito”.

Nel negozio di Antonietta Giarrusso venne trovato del sangue su una tenda, che consentì di poter isolare il dna dell’assassino, ma, nonostante questo sia stato confrontato con ben 28 campioni diversi, non si è arrivati mai ad un esito positivo. All’epoca vennero interrogate diverse persone, sospettate una quindicina e tutte le piste furono battute. Chi ha ucciso Ninni, conficcandole delle forbici in gola per poi massacrarla con 25 coltellate, è però riuscito a farla franca.

“In questi anni – aggiunge la nipote- abbiamo convissuto con dolore, rabbia, delusione. Le domande hanno sempre preso il sopravvento, molti dubbi sono venuti a galla. Per fortuna non abbiamo mai perso la speranza. Speriamo ogni giorno di ricevere le risposte che attendiamo e spesso avvertiamo il rammarico di non aver capito che, probabilmente, qualcosa preoccupava mia zia. Prima di morire non sembrava serena, qualcosa la rendeva triste. Pochi giorni prima di essere uccisa, ad esempio, aveva telefonato ad una parente. Le aveva detto che avrebbe voluto parlarle di un problema, era ansiosa. Ma aveva interrotto la comunicazione perché alcuni clienti erano entrati in negozio. Forse se quella conversazione fosse proseguita, adesso sarebbe più semplice capire cosa le è accaduto. Ma non sapremo mai cosa la affliggeva”.

Fonte: Livesicilia.it

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