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Omicidio Ashley Olsen: la famiglia invia una lettera alla “Nazione” in difesa dell’americana uccisa

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 Omicidio Ashley Olsen: la ragazza americana uccisa l’8 gennaio scorso a Firenze nel suo monolocale è stata ricordata dalla famiglia. Ashley è stata strappata brutalmente dal suo mondo e dai suoi cari, e molte cose in seguito sono state dette e ipotizzate sulla sua morte e sulle sue ultime ore di vita.

Ashley Olsen Oggi una voce autorevole si innalza, anzi tre voci unanimi: quelle dei genitori di Ashley e quella della sorella, a mezzo di una lettera consegnata dall’avvocato di famiglia a “La Nazione” che ha provveduto a pubblicarla. La lettera commovente e accorata è in difesa e in ricordo della giovane donna scomparsa cosi tragicamente.

Qui di seguito il testo integrale della lettera:

“La nostra Ashley è sempre stata una donna piena di vita, con un’energia unica che toccava tutti coloro che le stavano vicino. Quando entrava in una stanza, riusciva subito a creare un clima di festa e di gioia, e brillava di amore e buona volontà. Ashley era una figlia/sorella piena di amore con uno spirito onesto. Ci mancherà per sempre. Ashley era arrivata a Firenze con noi per la prima volta nel 2012 e subito si era innamorata della cultura e la gente di questa città affascinante. Quando poi era dovuta tornare negli Stati Uniti, si ripromise subito di ritornare a Firenze, per farne la sua casa. E così dopo due anni di lavoro e di risparmi, era riuscita a rientrare in Italia nel giugno del 2014. Aveva realizzato il suo sogno di vivere la vita alla “fiorentina”, dedicandosi alla sua passione per l’arte e la moda.

Purtroppo i suoi sogni e ambizioni sono stati tagliati corti da un crimine assurdo. Fino ad oggi avevamo deciso di rimanere in silenzio, rispettosi, nel nostro dolore, del lavoro della Polizia e delle indagini che stanno facendo. Ma alla fine abbiamo deciso di rompere il nostro silenzio perché le affermazioni messe in circolazione dall’indagato e da una parte della stampa avevano iniziato a dipingere un quadro di Ashley molto lontano dalla verità ed a non rendere giustizia ai suoi valori ed a ciò in cui lei ha sempre creduto. Purtroppo Ashley non c’è più per raccontarci gli eventi di quella serata. Solo chi era con lei, sa la verità. Con le poche informazioni divulgate finora dalla Polizia, e finché le indagini sono ancora in corso, non è semplice fare luce sugli eventi di quella serata. Quello che sappiamo per certo è che nostra figlia/sorella, era conosciuta come persona fedele e monogama.

Sappiamo che nei giorni prima della sua morte, stava facendo una cura medica per una infezione del tratto urinario che le avrebbe impedito di avere rapporti sessuali consenzienti. In aggiunta, se è vero (come dicono le Autorità) che Ashley aveva bevuto e assunto altre “sostanze” che la avevano resa non pienamente capace di intendere e di volere, allora deve dirsi chiaramente che qualsiasi tipo di rapporto avuto quella notte, non sia stato consensuale. Quindi non è vero che ci fu sesso “consenziente”, quella notte. Il fatto, poi, di aver trascorso le sue ultime ore in un locale pubblico piuttosto che un altro, non le può essere imputato come una colpa o una macchia sulla sua personalità. E’ inaccettabile, offensivo e profondamente ingiusto pensare, come è stato insinuato, che se la sia quasi cercata, per il semplice fatto di essersi fatta avvicinare da uno sconosciuto, in quel locale. L’unica altra cosa che sappiamo per certo è che, dopo la morte di Ashley, entrambi i suoi cellulari e vari altri beni di nostra figlia non si trovano più. Di questi fatti sono stati informati anche gli inquirenti.

Per tutto il resto, per informazioni vere e realmente attendibili su quanto è avvenuto, crediamo che sia giusto ed opportuno lasciare che la Polizia e Procura della Repubblica facciano il loro lavoro. Sebbene non possiamo far tornare in vita Ashley, possiamo mantenere in vita la sua eredità come persona gentile e dal cuore puro. Siamo grati per gli sforzi della Polizia, del nostro avvocato e di chi sta facendo le indagini, e per la velocità in cui sono riusciti ad identificare un possibile responsabile. Abbiamo fiducia che le autorità ci forniranno le risposte che mancano senza farsi influenzare dalle affermazioni pubblicate dalla stampa, molte assolutamente infondate. Siamo sicuri che l’impegno delle forze dell’ordine ci permetterà di sapere ciò che è veramente accaduto quella sera orribile, e che giustizia sarà fatta.

In fede, Walter, Paula e Gabrielle”.

Fonte: La Nazione

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