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ScomparsiBiagio Carabellò: trovata una busta bianca nella sua casa, contiene il testamento della compagna

Biagio Carabellò: trovata una busta bianca nella sua casa, contiene il testamento della compagna

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Biagio Carabellò è un uomo di 46 anni che è scomparso da Bologna il 23 novembre del 2015. L’inchiesta, inizialmente archiviata, è stata riaperta (a carico di ignoti), per i reati di falso e sequestro di persona. Nel suo appartamento è stato trovata una busta bianca contenente il testamento della sua compagna morta 6 anni fa.

biagio carabellò_scomparsoSono passati 5 mesi dalla scomparsa di Biagio Carabellò, l’uomo di 46 anni che viveva a Bologna. Nel suo quartiere tutti si chiedono che fine abbia fatto e i parenti non si sono mai arresi. Molti sono stati gli avvistamenti, ma nessuna segnalazione si è rivelata attendibile. Inoltre si era ipotizzato un allontanamento volontario ma il caso, che era stato archiviato, è stato riaperto dopo che la famiglia ha presentato un esposto. A casa di Biagio è stato trovato un testamento olografo scritto dalla compagna.

Biagio Carabellò era molto innamorato di Elisabetta, la sua fidanzata morta 6 anni fa a causa di una malattia. Questa perdita aveva minato la stabilità di Biagio che aveva tentato il suicidio. Grazie al supporto dei medici del Poliambulatorio Tiarini e all’affetto degli amici più cari, era riuscito a tirarsi fuori da questa situazione. Inoltre lavorava in un’azienda di Selva di Pescarola, grazie alla borsa lavoro e aveva dei piccoli progetti. Del caso di Biagio Carabellò ne ha parlato la trasmissione “Chi l’ha Visto?” che ha voluto intervista la sorella Susanna. La donna ha raccontato di aver trovato una busta bianca nell’appartamento che il fratello condivideva con un amico. All’interno c’era il testamento di Betta, la sua amata, che proveniva da una famiglia benestante. Biagio aveva accennato ad alcune persone che doveva ricevere una somma di denaro piuttosto ingente, e tutti gli indizi portano all’eredità di Elisabetta.

Il legale della famiglia di Biagio Carabellò ha confermato questa circostanza, aggiungendo che nello stesso documento si evince la volontà della donna di destinare i suoi beni anche a due missioni, una in Africa e l’altra in Madagascar. Su Bologna Today è riportato il seguito della vicenda: a pochi giorni dalla morte si Elisabetta “sembra sia tutto cambiato e che la destinataria del lascito sia diventata una donna che le è stata vicina durante l’ultimo periodo della malattia”. È stata chiesta una perizia calligrafica su entrambi i documenti in quanto le firme risultano simili e non identiche e sono stati redatti in date sospette, il primo il 21 giugno del 2009, mentre il secondo il 21 giugno del 2010.

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