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NewsMassimo Bossetti: “voglio un processo equo e giusto”

Massimo Bossetti: “voglio un processo equo e giusto”

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Massimo Bossetti, ad oggi, è l’unico indagato per la morte della piccola Yara Gambirasio. Da 7 mesi, il muratore si trova in carcere, nonostante non sia stato ancora giudicato colpevole oppure innocente. Ecco perchè l’uomo ha scritto alla trasmissione Matrix.

BossettiE’ un Bossetti provato, soprattutto a livello psicologico: l’ex muratore continua a professarsi innocente. Eppure, resta in carcere, e il suo caso non è ancora stato rinviato a giudizio. Massimo, alla fine, ha deciso di far sentire la sua voce, e lo ha fatto attraverso una lettera indirizzata alla trasmissione Matrix.

Bossetti scrive: “Io dal carcere vi vedo in televisione, ma non posso dire e fare nulla. Non posso difendermi facendo arrivare a voi la mia voce. La mia famiglia è stata colpita, sconvolta. I miei figli sono stati privati del loro padre, anche se il loro papà non è ancora rinviato a giudizio”.

Non solo, Bossetti chiede un processo equo, e la possibilità di stare insieme alla sua famiglia, vivendo quaesto periodo di attesa agli arresti domiciliari: “Subisco la forza dell’accusa che mi vuole a tutti i costi colpevole…vi chiedo di dare il risalto a questa mio richiesta di scarcerazione e difendere il mio diritto ad avere un processo equo e poter stare a casa ai domiciliari come qualsiasi altro cittadino di cui non è stata provata ancora la colpevolezza…Sostenete questo mio diritto perché l’incubo che sto vivendo potrebbe viverlo chiunque di voi, grazie”.

In questa storia, ad oggi, non ci sono nè vinti, nè vincitori. Da un lato c’è Massimo Bossetti, e la sua presunta colpevolezza. Dall’altro c’è una famiglia che sta aspettando da tanti anni un colpevole. Perchè se è vero che la vendetta non potrà ridare indietro la piccola Yara, è anche vero che (prima o poi) la verità dovrà venire a galla.

 

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