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Cold CaseNewsCaso Bruno Caccia, il magistrato ucciso nel 1983: “La verità su cosa avvenne è fuori dal processo”

Caso Bruno Caccia, il magistrato ucciso nel 1983: “La verità su cosa avvenne è fuori dal processo”

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bruno-cacciaBruno Caccia, Procuratore Capo di Torino, è stato ucciso nel 1983. Il panettiere accusato dell’omicidio, Rocco Schirripa, è stato scarcerato per poi essere nuovamente fermato con l’accusa di omicidio. A parlare a Repubblica.it di questo caso ormai aperto da 33 anni è Paola, la figlia del procuratore

Il provvedimento di scarcerazione di Rocco Schirripa è stato eseguito per un “vizio procedimentale”. Per un errore procedurale commesso dagli inquirenti infatti, non era stata chiesta la riapertura delle indagini sull’omicidio Caccia, chiesta ed ottenute dalla Procura di Milano in breve tempo. In questo modo, il presunto assassino del magistrato Caccia è stato iscritto nuovamente nel registro degli indagati e fermato con l’accusa di omicidio.

A parlare dell’accaduto è Paola Caccia: “È sconcertante. Siamo rimasti tutti senza parole. Soprattuto perché gli elementi di prova acquisiti nell’ultimo anno andranno irrimediabilmente in fumo. Mi sono chiesta spesso se la verità non stia fuori dal perimetro del processo che adesso rischia di saltare”.

Bruno Caccia prima di essere ucciso stava eseguendo delle inchieste molto delicate: “Mio padre era una persona molto riservata. In casa non raccontava mai nulla. Era il suo modo di tutelarci. Ma poco prima di morire, andando a trovare i nipotini aveva detto a mio fratello: ‘Tra poco verrà fuori una cosa enorme’. Stava indagando sul riciclaggio al Casinò di Saint Vincent e sui rapporti tra il Casinò e la criminalità organizzata”.

Nei primi tempi le indagini sulla morte del magistrato si concentrarono proprio in quella direzione, successivamente arenata: “Ci hanno detto invece che mio padre è stato ucciso dal clan dei calabresi perché aveva tenuto in carcere per errore uno di loro. Schirripa sarebbe l’esecutore materiale di quel disegno”.

Paola non ha mai creduto che il padre sia stato ucciso dalle Br: “C’era un processo in corso e lessero in aula un durissimo comunicato: ‘Lo avremmo ucciso volentieri ma non siamo stati noi'”.

La famiglia Caccia vuole soltanto la verità: “Non solo quella dentro il perimetro di un processo che è sull’orlo del fallimento. Ma soprattutto l’altra, quella sulla quale in questi anni avremmo voluto che si indagasse di più”.

Intervista di: Repubblica.it
Da: Ilfattoquotidiano.it

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