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Carla Caiazzo, bruciata dall’ex: il racconto choc dell’aggressione

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carla caiazzo_pozzuoliCarla Caiazzo è stata bruciata viva dal suo ex fidanzato. A pochi mesi da quella terribile aggressione, la donna ha deciso di parlare

Era incinta all’ottavo mese quando il suo ex compagno, Paolo Pietropaolo, accusato di tentato omicidio con l’aggravante della premeditazione, ha deciso di darle fuoco davanti al portone di casa. Per Carla il 1° febbraio di quest’anno è stato il giorno più terribile della sua vita: è stata bruciata e rischiava non solo di morire, ma anche di perdere la bimba che portava in grembo.

Da quel giorno Carla ha subito una decina di interventi chirurgici ed ogni giorno lotta per tornare ad essere una donna autonoma. La sua forza è stata senza alcun dubbio Giulia Pia, la bimba che i medici hanno fatto nascere d’urgenza per poterla salvare.

A raccontare di precedenti violenze e quell’orrore avvenuto il 1 febbraio ad una invitata di Quarto Grado è stata proprio Carla: “Da parte mia era finito l’amore, l’affetto. In questi ultimi anni ho resistito, perché temevo che potesse farsi del male… però era una cosa soffocante. Al telefono mi minacciava: diceva che doveva rendermi la donna più infelice del mondo. C’è stata una sera in cui lui mi ha fatto una specie di aggressione. Sono rientrata intorno alle 23: me lo sono ritrovata sotto casa e non mi sono fermata. Lui si è appeso alla maniglia della mia macchina, io correvo, l’ha rotta, l’ha sradicata. Quella sera stessa mi sono recata dai carabinieri: sono rimasta fuori dal comando per circa 30 minuti. Mi vergognavo di denunciare il padre della bambina che stava per nascere. Invece avrei dovuto farlo: il padre di quella bambina è un mostro”.

Poi arriva il racconto di quel maledetto giorno: “Ci siamo presi un caffè in un bar sotto casa mia e poi mi ha chiesto se volevo accompagnarlo a fare una commissione, sinceramente ero un po’ spaventata [..] Arrivati siamo rimasti io e lui, mi fa vedere un pensierino che aveva fatto per Giulia e dice: “ti sto dando solo questa cosa, guarda ne ho altre dentro”. È stato velocissimo, torna in macchina, poi mi aggredisce e mi butta giù, mi strangola e mi butta un liquido in faccia. Ho chiuso gli occhi e d’istinto mi sono coperta la pancia. Infatti il lato dove mi sono coperta è quello più compromesso, ovviamente”.

Il racconto continua: “L’ultima frase che ha detto è stata: “adesso vatti a divertire, vai vai, fatti un bel sorriso, voglio vedere se continui a ridere”. Rideva: quel sorriso non lo dimenticherò più per tutta la vita. Era il sorriso di un uomo crudele, diabolico, delinquente. Mi sono alzata e mi sono recata nella casa del vicino, dove mi sono fatta sciacquare con la pompa. Lui mi ha ripresa un po’, intanto mi sono vista nello specchio, in questa villa del vicino, e ho visto che mi stavo sfigurando. Mi sono messa ad urlare: “che mi ha combinato, che mi ha combinato!”, perché mi vedevo i capelli bruciati. Poi è arrivata l’ambulanza e l’ho aspettata in piedi perché volevo dirgli che ero incinta di otto mesi, nel mentre bruciavo… Mi ricordo anche un pezzo di strada percorso nell’ambulanza, poi non ricordo più niente, sono andata in coma…”

Fonte: Repubblica.it

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