HOME | Redazione | Contattaci
Delitti.net
Delitti dal mondoCarlie Jane Brucia

Carlie Jane Brucia

di

Il drammatico rapimento e l’uccisione di Carlie Jane Brucia

Nel febbraio del 2004 una ragazzina di 11 anni Carlie Jane Brucia sparì in circostanze misteriose all’interno di un parcheggio a Sarasota (Florida) negli Stati Uniti. Purtroppo eventi come questi, soprattutto in America, sono all’ordine del giorno. Alcune stime parlano, infatti, di circa 4.000 bambini rapiti all’anno dei quali il 10% purtroppo non tornerà mai a casa.

Ma la storia di Carlie Jane Brucia è stata speciale per molti aspetti e destò talmente tanto interesse e curiosità da far raggiungere gli echi di questo caso anche in Italia.

Tutto avvenne in una fredda domenica di inizio febbraio. Proprio in quel giorno, il 1 febbraio 2004, si sarebbe tenuto l’evento dell’anno ovvero la finale del Super Bowl così un gruppetto di ragazzini aveva deciso di organizzare a casa di uno di loro un pigiama party ed anche Carlie fu invitata dalla sua amica del cuore Danielle Arnold.
Verso le 6 di sera la festa giunge al termine e Carlie telefona ai genitori per avvertirli che tra poco sarà a casa.
Il tragitto che divide la casa dove si è tenuta la festa dalla casa dove vive con la madre e il suo compagno è breve, circa un chilometro, e per percorrerlo non ci si impiega più di un quarto di ora. Le strade a quell’ora sono deserte e tutti gli americani incollati davanti alla tv.

Ma dopo mezzora Carlie Jane Brucia non è ancora arrivata a casa, destando le prime preoccupazioni. Telefonano a casa dei genitori di Danielle per sapere se magari Carlie si è trattenuta da loro ancora un pò, ma vengono a sapere che è effettivamente uscita di casa almeno 30 minuti prima.
Così la mamma, Susan Schorpen, chiede al suo compagno, Steven Kansler di uscire per strada e percorrere quel tragitto alla ricerca della figlioletta e nel frattempo telefona al 911 per denunciarne la sparizione.

In casi del genere esiste l’AMBER Alert, un protocollo che prevede la diffusione in tempo reale dell’allarme di scomparsa di minori, coinvolgendo i media, i giornali, le autorità e la rete internet.
Le autorità purtroppo però non utilizzarono il protocollo AMBER immediatamente ma lasciarono intendere alla madre Susan che forse la figlia fosse scappata di casa per una ragazzata.

Carlie Jane BruciaIn ogni caso le ricerche iniziarono quasi subito e furono utilizzati i cosiddetti cani molecolari per battere il tragitto alla ricerca di tracce di Carlie. I cani riuscirono a risalire al tragitto fatto dalla ragazzina che si interrompeva però bruscamente nei pressi di un autolavaggio.
Quella strada era spesso usata come scorciatoia dai residenti, e quindi si fece avanti l’ipotesi che Carlie Jane Brucia avesse deciso di percorrerla. L’autolavaggio era dotato di diverse videocamere e gli inquirenti si misero immediatamente in contatto con il titolare per acquisire e visionare le immagini.
Le autorità non avendo inizialmente nessun indizio, misero sotto attenzione un pò tutti e nel mirino finì anche il compagno della moglie, seppure avesse un alibi di ferro: infatti era in casa quando Carlie telefonò per avvertire del suo imminente rientro.

L’angoscia per la scomparsa della bambina salì sempre di più, ma il lunedì dopo di Carlie Jane Brucia non si aveva ancora nessuna traccia. Le forze dell’ordine riescono intanto a reperire Mike Evanoff, il proprietario dell’autolavaggio, che li accompagna nei locali dove è ubicata la telecamera di sorveglianza.
Mike spiega agli inquirenti che la videocamera non è sempre in funzione, ma si attiva con un sensore di movimento e che quindi solo se qualcuno è passato di li potrebbero trovare qualcosa sul nastro.

Con molto stupore effettivamente la videocamera ha ripreso qualcosa di interessante, qualcosa di interessantissimo.
Il nastro segna le ore 18:21 quando vengono inquadrate due persone. Carlie Jane Brucia che va verso casa, ed un uomo sulla trentina che procede in direzione opposta. Improvvisamente l’uomo si avvicina a Carlie Jane Brucia chiedendogli qualcosa ed immediatamente dopo la afferra e la trascina a forza uscendo però dalla visuale della telecamera.

Immediatamente scatta l’AMBER Alert, a ben 18 ore dal rapimento, e viene distribuito il filmato a tutti i media per la massima diffusione. Il video di per se non sembra molto violento e potrebbe assomigliare molto ad un padre che riprende una figlia, ma si tratta pur sempre di un sequestro di persona e questo basta a far avere un senso di repulsione verso quella azione.

Gli investigatori però grazie alle immagini avevano una persona da identificare, finalmente avevano un volto. Si rivolsero ai massimi esperti di fotografia per cercare di rendere quelle immagini più definite, al fine di cogliere dei segni particolari che avrebbero aiutato a riconoscere l’uomo. In breve tempo si arrivò ad un nome, Joe Smith.

La polizia possiede una scheda di Smith in quanto è stato coinvolto in reati come lo spaccio di stupefacenti, ma nulla di riconducibile a reati a sfondo sessuale. E’ sposato ed è anche padre di tre figlie.

Scattano immediatamente le indagini e i poliziotti si recano a casa della sua ex moglie Luz Castrillon che dichiara di non averlo visto la domenica ma solo il lunedì dopo. Questa testimonianza viene poi avvalorata dai vicini di casa che ne danno conferma.

Scoprono però che Smith è soggetto a libertà vigilata e che l’ha violata, quanto basta per avere un mandato di arresto.

Joe SmithDalle testimonianze raccolte però non emerge quasi nulla. Smith sembrava tranquillo e sereno il lunedì. L’unica cosa alla quale aggrapparsi era la testimonianza di un amico di Smith, Jeff Pincus, il quale dichiarava che prima dell’inizio del Super Bowl aveva prestato la sua macchina per un incombenza urgente a Smith e che la macchina gli fu restituita solo il lunedì mattina e non una mezzora dopo come Smith aveva detto all’amico.
Leggendo il contachilometri della macchina si accorsero che aveva guidato per più di 500 chilometri.

Questa mole di indizi però non scalfirono Smith che negli interrogatori continuava a negare ogni responsabilità ma questa maschera cadde quando sua madre chiese con le lacrime agli occhi dove avesse messo Carlie Jane Brucia.
A quel punto Smith non potè più negare e iniziò la sua lunga confessione. Smith provò però anche a speculare cercando di guadagnare la taglia di 50 mila dollari che era stata stanziata per chiunque avesse fornito informazioni utili al ritrovamento di Carlie. Coinvolse il fratello John indicandogli il luogo dove si trovava il corpo di Carlie Jane Brucia, vicino una chiesetta, ma non riuscirono a trovare niente.

John, impaurito che rimanesse invischiato nella vicenda anche lui, decise di raccontare ai poliziotti il luogo indicatogli dal fratello e cosìi in poche ore il corpo senza vita di Carlie Jane Brucia fu rinvenuto. Il medico legale disse che Carlie fu violentata diverse volte, e che poi fu strangolata con il metodo della garrota. Smith non si preoccupò neanche di riporre il corpo ma lo trascinò in un boschetto deturpando cosi il volto di Carlie.

Oggi l’iter giudiziario sul caso è terminato da tempo e Smith è stato condannato alla pena capitale che probabilmente avverrà, come da tradizione americana tra 5 anni, ovvero 13 anni dopo il reato.

Di questa storia resta la Carlie Low (La legge di Carlie) che ancora viene applicata negli Stati Uniti.

Per saperne di più
http://en.wikipedia.org/wiki/Carlie%27s_Law

Lascia un commento

Back to Top