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Cold CaseNewsDenis Bergamini: un caso ancora senza verità, ecco tutti i misteri di quella notte

Denis Bergamini: un caso ancora senza verità, ecco tutti i misteri di quella notte

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Ci sono storie, di vita “vera” che per destino, sembrano dover rimanere avvolte dal mistero. Una di queste storie, ancora senza un finale, é quella del giocatore del Cosenza, Donato Bergamini, per tutti Denis. Sono ormai trascorsi più di venticinque anni, da quel 18 novembre del 1989 e da allora è guerra aperta alla verità

denis-bergaminiDistricarsi tra tesi, complotti, mezze verità, riscontri, rilievi, colpe certe o presunte, condanne ed archiviazioni, é divenuto un lungo e tortuoso calvario non solo per la sua famiglia – che ancora cerca e chiede giustizia – ma anche per tutti coloro che lo hanno amato come calciatore, come amico, come uomo.
Quelle figure che hanno sempre fatto “ombra” sulla verità, non hanno mai voluto parlare…o meglio, hanno raccontato la loro, di verità, che con molta probabilità non è quella che realmente combacia con ciò che accadde quella notte nella quale Bergamini, finì sotto le ruote di un camion, sulla strada 106 ionica in prossimità di Roseto Capo Spulico.
Inchieste sempre “fresche di giornata”, destinate poi ad essere archiviate, per mancanza di prove certe, precise, inconfutabili, ma che lasciano dietro di se lo strascico di quel sapore amaro del “non risolto”.
Che accadde davvero quella notte? Misteri, o semplici bugie perpetuate negli anni?
In tanti ancora oggi se lo domandano, senza sosta, mentre pochi giorni fa la Procura di Castrovillari ha chiesto però l’archiviazione per i due indagati: l’ex fidanzata di Denis, Isabella Internò, accusata di concorso in omicidio, e il camionista Raffaele Pisano, indagato per favoreggiamento e false dichiarazioni. Nessuno dei due, dunque, andrà a processo.
Ma allora “più di qualcosa”, non torna. Ed é evidente che c’è chi non vuole “farla tornare”. Cosa? La verità.
“Si è suicidato” – dicono loro. Eppure i rilievi fatti e (ri)fatti parlano chiaro: non si è trattato di suicidio.

Gli esami fatti sul corpo del giocatore, le troppe incongruenze nelle testimonianze, la sparizione dei vestiti del ragazzo.

Si indaga allora per omicidio.
Si, va bene…da dove incominciamo?
Di indagati ce n’erano almeno due.
La sua ex fidanzata e il camionista.
Complici, freddi abbastanza per farla franca?
Lei dichiarò di aver visto il suo fidanzato “buttarsi” sotto il camion, il camionista confermò, ed i carabinieri dichiararono che il corpo era stato trascinato per 59 metri.
Poi non si capisce perché l’autopsia – che di solito parla in modo chiaro ed “ineccepibile”, non é mai stata “abbastanza”, in questa vicenda.
Eppure parla chiaro…chiarissimo:
Nessuna fratture né graffi su braccia, mani, gambe e piedi.
Anche il volto del giovane calciatore é privo di ferite (tranne una piccola abrasione sulla fronte).
I capelli pettinati, i suoi vestiti intatti, così come le scarpe e l’orologio; i calzini ancora tirati per bene sul polpaccio.
Uno scenario del tutto incompatibile con la ricostruzione iniziale.
L’unico trauma importante sul corpo del centrocampista era lo schiacciamento del fianco destro, come se il camion gli fosse salito lentamente addosso mentre lui era steso per terra a pancia in su.
Quei due, la ex ed il camionista, una coppia perfetta.
Complici, freddi abbastanza per farla franca…fino all’archiviazione?
Ma un tempo, non si diceva, “fino alla morte”?!?
Si. Fino alla morte.
Perché finché c’è vita c’è speranza, è la verità la tireranno fuori, prima o poi…ne sono certa.
Perché chi mente, lascia sempre una traccia del proprio errore.
Tocca solo scoprire, dove è stato nascosto.

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