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Delitti ItalianiNewsCaso Cucchi: indagato un carabiniere, la sorella: “lo sapevo che non era finita, la verità viene a galla”

Caso Cucchi: indagato un carabiniere, la sorella: “lo sapevo che non era finita, la verità viene a galla”

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Caso Cucchi: Ilaria Cucchi intervistata ai microfoni del Gr1 , ha pronunciato un commento sull’inchiesta bis della procura di Roma, in merito alla morte del fratello Stefano; la novità che riporta alle cronache il caso è che un carabiniere è indagato per falsa testimonianza.

stefano_cucchi-deliti.netIlaria Cucchi ha detto: ”In questi anni non ci siamo mai fermati, né io né il mio avvocato. Incontreremo lunedì il procuratore capo. Questa è la prima delle novità che ci saranno sul caso della morte di mio fratello. Io l’avevo detto: non era finita”.  

Il militare indagato è l’ex vice comandante della stazione di Tor Sapienza di Roma,  maresciallo Roberto Mandolini,  dove prestava servizio all’epoca dei fatti, cioè il 15 ottobre del 2009, dove Stefano Cucchi, geometra romano 31enne fu trasportato la notte del suo arresto;   arresto che avvenne per una vicenda di droga.

Finora nel corso delle indagini,  le eventuali responsabilità per la morte di Cucchi venivano attribuite solo alla polizia penitenziaria e ai medici dell’ospedale Pertini che ebbero in custodia Cucchi per circa nove giorni, fino alla morte, il 22 ottobre del 2009, ora per la prima volta vengono chiamati in causa alcuni carabinieri; non solo l’ex comandante della stazione sopra citata.

Cinque anni dopo la morte di Cucchi, non ben chiarita, e precisamente a giugno del 2013 la III Corte d’assise di Roma condanna per omicidio colposo il team di medici dell’ospedale romano: al primario del reparto protetto per detenuti: Aldo Fierro,  da due anni di reclusione, ai medici Stefania Corbi, Luigi De Marchis, Flaminia Bruno, e Silvia Di Carlo un anno e quattro mesi ciascuno; oltre a  Rosita Caponetti, colpita da una condanna di  otto mesi per il reato di falso ideologico.

In seguito vengono però tutti assolti, nello stesso tempo la famiglia di Cucchi deposita ricorso presso la Cassazione trovando il provvedimento inadeguato; la sorella di Stefano Ilaria in quei giorni dolorosi  protestò, divulgando anche le  foto del cadavere straziato di Stefano, che non bastarono però a provare che il ragazzo fosse stato massacrato di botte; la prima udienza di quel ricorso è fissata per dicembre 2015. La famiglia continua fermamente a sollecitare una nuova inchiesta, forti del fatto che gli stessi giudici, domandarono alla Procura di valutare la possibilità di indagare nuovamente, al fine di accertare eventuali responsabilità di altre persone differenti da quelle già sottoposte a giudizio.

Fabio Anselmo, legale della famiglia Cucchi ha dichiarato: “Prendiamo atto con soddisfazione della notizia che ci sarebbero tre carabinieri sotto inchiesta per la morte di Stefano Cucchi. Credo si tratti solo dell’inizio; la verità sta venendo a galla. Abbiamo raccolto elementi che crediamo siano di grande contributo per far luce sull’intera vicenda, e li abbiamo immediatamente portati in procura. Sono certo che la procura avrà fatto molto di più. Questi elementi riguardano sia aspetti medico-legali sia la ricostruzione degli eventi dei quali è rimasto vittima Stefano. Lui è stato pestato probabilmente più volte e poi è morto in conseguenza di quei pestaggi”.

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