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Caso Dino Budroni, la provocazione sui muri di Roma: iniziato il processo contro il poliziotto che sparò sul GRA

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Dino Budroni, il 40enne romano di Fonte Nuova, venne ucciso da un poliziotto durante un inseguimento il 30 giugno del 2011. La prima udienza del processo contro Michele Paone è stata spostata al 14 novembre, cambia il capo d’accusa: da omicidio colposo a volontario.

dino budroniEra l’alba del 30 luglio del 2011, quando una volante della polizia stava inseguendo sul raccordo anulare della capitale Dino Budroni. Cosa era successo? Perché Dino Budroni scappava via? Tutto era partito da una telefonata, la ex compagna di Budroni aveva chiamato la polizia per disturbo della quiete pubblica, alla vista degli agenti l’uomo salì sulla sua auto sfrecciando via. La corsa di Dino finisce su un guard rail. Raggiunto da un proiettile letale sul fianco destro sparato da uno degli agenti a bordo della voltante, Michele Paone.

Il 15 luglio del 2014 il poliziotto è stato assolto in primo grado dal reato di omicidio colposo, l’uso della pistola è stato giudicato legittimo, in quanto Paone voleva “interrompere una grave e prolungata resistenza”. Per l’accusa però la ricostruzione era superficiale e contraddittoria presentando ricorso alla corte di appello. Il nuovo processo è iniziato il 4 aprile e la corte di Appello ha rinviato l’udienza al 14 novembre, riconoscendo la modifica dell’imputazione: da omicidio colposo a omicidio volontario. Il legale della famiglia di Dino Budroni è piuttosto soddisfatto, uscendo dall’aula infatti ha dichiarato: «Quei proiettili sono stati sparati con l’intento di uccidere, sono cinque anni che lo diciamo, e il fatto che la Corte ritenga dirimente discutere l’eventuale cambio di accusa ci fa pensare che vi sia l’intenzione di restituire gli atti in primo grado». La sorella Claudia visibilmente commossa ha detto: «Non me lo aspettavo, è un segno più che positivo, finalmente si comincia a capire qual è la direzione giusta da prendere. Devo ringraziare anche Acad (Associazione contro gli abusi in divisa), che ci appoggia cercando di portare alla luce aspetti poco noti della vicenda, ma importantissimi».

L’autopsia sul corpo di Dino Budroni ha evidenziato che il proiettile ha trapassato i polmoni ed è arrivato al cuore, un colpo così preciso che poteva essere sparato solo ad altezza d’uomo. L’avvocato Anselmo sostiene inoltre che l’auto era ferma, con la marcia inserita e il freno a mano tirato. Non si tratta solo di una sua teoria, ma la prova è contenuta nelle registrazioni delle conversazioni dei carabinieri che hanno partecipato con i poliziotti alle operazioni di inseguimento. Al centralino del 112 hanno chiesto: «In quale circostanza sono avvenuti gli spari?». Ecco la risposta: «Nel momento in cui ci fermavamo. L’abbiamo stretto e lui ha sbattuto sul guardrail e quindi non poteva andare da nessuna parte». E ancora: «Nel momento in cui lo stavamo fermando… proprio nel momento in cui lo abbiamo stretto, lo stavamo fermando, io ho sentito due botte e ho detto: “Avranno sparato in aria”.»

Intanto, pochi giorni prima del processo, sui muri di Roma da Porta Maggiore al Tufello, sono apparsi dei manifesti: «Sai cosa è successo a Dino?». I passanti si sono fermati incuriositi. La risposta alla domanda provocatoria, si spera, arriverà grazie a questo nuovo processo.

Fonte: Roma Today

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