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Caso Elena Ceste: inizia il processo per Michele Buoninconti

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Mancano poco meno di 48 ore alla prima udienza del processo a Michele Buoninconti. Il vigile del fuoco 44enne è accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere della moglie Elena Ceste. Buoninconti è in carcere dal 29 gennaio 2015 e si è sempre dichiarato innocente. Nei mesi sono emerse molte contraddizioni. L’imputato ha scelto il rito abbreviato e il processo sarà a porte chiuse.

michele-buonincontiMichele Buoninconti sarà processato con il rito abbreviato. I legali dell’uomo hanno dichiarato che si tratta di una scelta precisa per “avere un processo a porte chiuse”. Il dibattimento pubblico infatti avrebbe potuto creare altri problemi ai figli. Nei prossimi giorni si attende anche la decisione del tribunale sulla patria potestà.

Chiara Girola e Massimo Tortoroglio, hanno spiegato che con questa procedura Michele Buoninconti potrebbe usufruire di uno sconto di pena pari ad 1/3 in caso di condanna. Non vi saranno testimoni, ma il giudice potrà richiedere nuovi accertamenti se le prove fornite non dovessero essere sufficienti per formulare la sua sentenza.

Intanto negli scorsi giorni sono emersi nuovi dettagli sull’omicidio di Elena Ceste e sul profilo di Michele Buoninconti. Dopo la telefonata che incastrerebbe l’uomo, la trasmissione televisiva di Canale 5 “Segreti e Delitti” ha mandato in onda alcuni filmati con la ricostruzione degli interrogatori a cui è stato sottoposto in questi mesi. All’inizio Buoninconti ha escluso che la moglie potesse avere delle relazioni extraconiugali e si è lasciato andare a giudizi pesanti, dicendo che “le sue gambe erano piene di vene varicose schifose”. Sono tante le contraddizioni dell’uomo ma ai giudici non è sfuggita la telefonata con Teresa, un’amica di Michele Buoninconti, avvenuta il giorno del ritrovamento di un cadavere in decomposizione. L’uomo dice che non è a conoscenza di un rinvenimento. Eppure il suo collega lo aveva già informato.

Un altro dettaglio importante è stato rivelato dal settimanale “Giallo”. Quando era in carcere, Michele Buoninconti ha chiesto al fratello di parlare con i figli per chiedergli di nascondere i suoi due cellulari. Troppo tardi, perché i dispositivi erano già nelle mani dei carabinieri dopo la denuncia della nonna.

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