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Caso Elena Ceste, spunta una nuova verità sulla sua morte: i legali di Buoninconti fanno ricorso

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I legali di Michele Buoninconti, condannato in primo grado all’omicidio della moglie Elena Ceste, hanno depositato due ricorsi presso la Corte D’Appello di Torino in base a nuovi elementi molto importanti.

elena ceste-ricorso michele buonincontiSi torna a parlare del caso di Elena Ceste dopo che i legali di Michele Buoninconti hanno provato a dare una lettura diversa da quella dei giudici che ha portato alla condanna in primo grado del loro assistito. La donna non sarebbe stata uccisa dal marito, ma a causa del freddo dopo che aver vagato nuda in preda ad una crisi psicotica è caduta nei pressi del Rio Mersa, dove poi è stata trovata. Ora finalmente vi sono altri elementi a sostegno di questa tesi come la frattura scoperta all’osso sacro che è sfuggita ai periti della procura di Asti che hanno eseguito l’esame autoptico sul corpo di Elena Ceste. Il medico legale Lorenzo Varetto, interpretato dalla difesa, sostiene che sia compatibile con una caduta accidentale.

Per l’accusa era proprio l’assenza di fratture e di segni sul corpo di Elena Ceste, ritrovata ben 8 mesi dopo la sua scomparsa, a soli 800 metri dalla sua abitazione, che portava a dire che non potendo stabilire con certezza le cause della morte, una delle ipotesi era che fosse morta dopo essere stata strangolata. Il cadavere venne trovato in una posizione non compatibile con il tentativo di suicidio, inoltre era alquanto improbabile ipotizzare che fosse morta per annegamento in quanto le acque del Rio Mersa sono piuttosto basse. Sempre in quelle cento pagine si cerca di confutare tutto, dallo shock termico all’annegamento. Non è escluso che nei prossimi giorni giungano altri dettagli su queste nuove perizie allegate al ricorso.

Ricordiamo che per il giudice Roberto Armenio, Buoninconti ha ucciso la moglie Elena Ceste con “freddezza” e che il delitto era stato meditato, il movente era la gelosia che provava nei confronti della donna. Lo stesso avrebbe depistato le indagini sin da subito con la messa in scena delle ricerca disperata. Eppure ha fallito solo in un punto del suo piano, dopo aver occultato il corpo ha fatto uno squillo alla moglie nel timore di averlo perso. Questa tesi è sostenuta dall’analisi delle celle telefoniche, ma la difesa ha smontato anche questa ricostruzione.

Fonte: La Repubblica

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