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Caso Ilaria Alpi: il superteste Gelle venne pagato per dichiarare il falso, nella vicenda coinvolto anche il ministero dell’Interno

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Il testimone chiave del processo per l’omicidio della giornalista Ilaria Alpi e del collega Miran Hrovatin ha dichiarato il falso perché venne pagato. Da chi? L’ipotesi è che dietro di sia anche il ministero dell’Interno italiano. Intanto domani Ahmed Ali Rage sarà riascoltato nel processo di revisione.

ilaria alpi_miranIl caso della giornalista di Rai3 Ilaria Alpi e del cameraman Miran Hrovatin doveva finire in fondo agli archivi dei servizi segreti. Solo grazie all’ostinazione della famiglia le indagini sono continuate smascherando tutte le bugie. Testimoni falsi, documenti scomparsi, perizie poco chiare, indagini mai iniziate la tipica inchiesta “all’italiana”. Il mese di aprile si è aperto con l’ascolto a verbale di Gelle, il somalo che vive in Inghilterra dal 1998 come rifugiato. È considerato il testimone chiave del processo, sulla base della sua testimonianza venne condannato a 26 anni di reclusione Hashi Omar Hassan. Nel 2002 però, ritrattò la sua versione. Gelle è stato pagato per mentire, dopo la telefonata al giornalista somalo ha confermato tutto all’inviata della trasmissione “Chi l’ha visto?” e ha raccontato di nuovo la verità davanti ai pm italiani e ai magistrati inglesi.

Forse domani si conoscerà una parte di questa versione e soprattutto i nomi di chi lo ha pagato per mentire sull’agguato teso alla giornalista Ilaria Alpi e al collega il 20 marzo del 1994. Una cosa è certa, Hassan è solo un capro espiatorio. Presso la corte d’appello di Perugia, dove si tiene il processo di revisione, verranno ascoltati molti protagonisti di questa controversa vicenda, tra cui l’ambasciatore Giuseppe Cassini. Il Fatto Quotidiano ha persino ricostruito tutto il flusso di denaro che è stato incassato da Gelle, i soldi sono stati prelevati direttamente dalle casse del ministero dell’Interno, e le uscite registrate su note riservate.

Nel 1997, il vicepresidente del Consiglio dei Ministri Walter Veltroni aveva deciso di provare ad aprire il vaso di Pandora, chiedendo al ministro Plenipotenziario Giuseppe Cassini di attivarsi per avviare un’indagine in Somalia. L’inviato riferisce che “fonti confidenziali da lui ritenute affidabilissime” gli avrebbero riferito che “il motivo dell’agguato non sarebbe legato alle inchieste di Ilaria Alpi sul traffico di armi e di rifiuti, ma ad una generica vendetta nei confronti degli italiani per le torture subite dalla popolazione civile. E a supporto della tesi preannuncia l’uscita di uno “scoop” del settimanale Panorama, con “con foto, in cui un paracadutista allora presente in Somalia fornirà notizie sui citati atti di violenza in danno di somali”. Questa pista però si rivelò infondata. La “caccia” agli assassini di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin inizia a giugno e termina ad ottobre quando Cassini arriva a Fiumicino con il somalo Ahmed Ali Rage, conosciuto come Gelle. Il testimone chiave rimane in Italia per un periodo che era stato già definito in anticipo ma a dicembre del 1997 sparisce facendo perdere le sue tracce.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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