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Iwao Hakamada

Il caso Iwao Hakamada

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Iwao Hakamada ha 78 anni, è un ex pugile: è stato condannato dopo una confessione poi ritrattata.

Iwao Hakamada ha 78 anni, è un ex pugile giapponese e ha un record assolutamente sportivo.Iwao Hakamada

È chiamato il “dead man walking”, l’uomo morto che cammina più longevo nella storia: è stato condannato nel 1966 e ha trascorso 46 dei 48 anni seguenti in attesa di essere giustiziato.

Questo è il sistema giudiziario spietato e crudele che ci circonda e profondamente ingiusto.

Il tribunale di Shizuoka in Giappone ha deciso che con tutta probabilità le prove fornite non attesterebbero la sua colpevolezza.

La corte ha pertanto ordinato la liberazione e un nuovo processo.

Iwao Hakamada era stato accusato del delitto da una intera famiglia di quattro persone ma non era stato assolutamente impiccato perché aveva presentato appello e il secondo grado di giudizio era durato 27 anni.

L’appello si concluse con una conferma della sentenza.

Nel 2008 l’ex pugile professionista presentò una seconda istanza di revisione, che si è conclusa in questi giorni  a suo favore.

Il suo caso è stato registrato nel Guinness World Records come il  detenuto che è stato chiuso più a lungo in un braccio della morte.

La corte ha pertanto stabilito che secondo le nuove analisi condotte tenendo conto del Dna denunciano una fabbricazione di prove da parte della polizia giapponese.

Hakamada è stato il sesto condannato a morte ad ottenere una revisione del processo dal 1945 in Giappone.

Quattro degli altri condannati sono stati pertanto condannati; il quinto è in corso.

La vicenda dell’uomo di 78 anni rivela una volta il sistema giapponese degli interrogatori segreti definiti sul sistema della confessione.

Dopo venti giorni di interrogatorio simile a una tortura prolungata, l’ex pugile aveva ceduto e ammesso di aver ucciso a pugnalate il suo datore di lavoro, la sua moglie e i due figli e di aver dato fuoco alla casa.

Poi aveva ritrattato, affermando di essere stato picchiato dalla polizia.

Gli avvocati hanno dimostrato ora che il Dna del sangue trovato sui vestiti dell’accusato non era quello di Hakamada.

E quei vestiti non erano assolutamente  i suoi.

È stata la sorella, che oggi ha 81 anni, a battersi per quattro decenni per la verità.

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