HOME | Redazione | Contattaci
Delitti.net
Delitti ItalianiNewsCaso Lidia Macchi: la famiglia si oppone alla chiusura delle indagini
omicidio-lidia-macchi-1

Caso Lidia Macchi: la famiglia si oppone alla chiusura delle indagini

di

Lidia MacchiIl procuratore di Milano, Carmen Manfredda, ritiene di avere tutti gli elementi necessari per processare Stefano Binda e arrivare dunque alla chiusura delle indagini sul caso di Lidia Macchi. La famiglia della giovane vittima però, sembrerebbe non essere d’accordo

Lidia Macchi è stata uccisa e abbandonata nel bosco di Sass Pinin di Cittiglio il 5 gennaio del 1987. Ad essere stato accusato di aver ucciso la 20enne con ben 29 coltellate è Stefano Binda, all’epoca grande amico della vittima.

In questi giorni il magistrato Manfredda ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini: “Chiudere questa vicenda assicurando il responsabile alla giustizia è per me un dovere morale. Indipendentemente dai risultati di alcune perizie ancora in corso, il fascicolo sull’omicidio è corposo e completo. L’accusa è sostenuta da molti riscontri, quindi siamo convinti che arriveremo a un giudizio”.

Gli esami ancora in corso riguarderebbero il materiale biologico trovato sul cadavere di Lidia Macchi, riesumato la scorsa estate, e le ricerche dell’arma del delitto.

I familiari della vittima dunque, vorrebbero aspettare ulteriori risultati prima di chiudere le indagini: “Non riusciamo a comprendere la decisione del magistrato, ma la rispettiamo perchè l’unica cosa che conta è la verità”, ha dichiarato la mamma di Lidia.

Meno comprensivi sono invece i fratelli: “Cosa accadrebbe se a indagini chiuse dovesse emergere che il Dna isolato su nostra sorella fosse proprio di Binda? Lui nel frattempo potrebbe già essere stato giudicato e magari assolto“.

A rassicurare la famiglia Macchi ci pensa il magistrato: “Se dovesse emergere un Dna nucleare, eventualità molto difficile dal momento che sono trascorsi 30 anni, porteremmo i risultati al processo”.

Tuttavia, come si legge sul settimanale Giallo, se i risultati degli esami non dovessero arrivare prima dell’udienza preliminare, c’è il rischio che Binda venga prosciolto.

E’ per questo che il legale della famiglia Macchi ha intenzione di opporsi alla chiusura delle indagini e di presentare una richiesta di risarcimento danni per le prove distrutte dal precedente magistrato, il gip Ottavio D’Agostino, il quale nel 2000 mandò al macero ben 13 vetrini con dentro materiale biologico rinvenuto sulla vittima.

Da: Settimanale Giallo

Lascia un commento

Back to Top