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Caso Marco Vannini: oggi in aula i medici legali, il ragazzo si poteva salvare?

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Giornata importante per il caso Marco Vannini, questa mattina si è tenuta una nuova udienza del processo in cui hanno deposto medici legali e periti di parte che hanno spiegato perché il ventenne poteva salvarsi.

Il processo per la morte di Marco Vannini torna in aula per una nuova udienza. Questa mattina oltre ai genitori del ragazzo c’era anche Antonio Ciontoli. I consulenti tecnici medico-legali incaricati dal pm hanno illustrato i risultati delle perizie. L’udienza è stata seguita in diretta da TerzoBinario che ha riportato tutte le testimonianze. Si inizia da quella del Dott. Cipolloni secondo cui sul corpo della vittima “vi era un massiccio versamento bilaterale a livello toracico”, questo significa che Marco “è rimasto in vita per un certo periodo di tempo”. L’unica incertezza per l’esperto riguarda il momento esatto dell’esplosione del colpo collocata tra le 23:15 e le 23:30. È seguita l’esposizione dei fatti circa le chiamate al 118 e l’omissione delle informazioni utili agli operatori per l’intervento. Ricordiamo infatti che non è mai stato menzionato il colpo di arma da fuoco. Il decesso di Marco Vannini è avvenuto alle 03:10, era arrivato in ospedale alle 00:45.

Successivamente la parola è passata a Carlo Gaudio che si è soffermato sulle tempistiche, su quello che si doveva fare e su ciò che invece è stato fatto: “Il comportamento ideale sarebbe stato di comunicare il motivo del malore, la causa e fare la chiamata 118”. Come sappiamo la prima chiamata è stata annullata per il consulente sono due le conseguenze: “un ritardo oggettivo di 13 minuti e uno sviamento dal corretto triage”. Molto interessante lo studio citato che parla della percentuale di sopravvivenza del 100% di pazienti vittime di ferite assimilabili a quelle rinvenute sul corpo Marco Vannini, e del 26% di soggetti con ferite di arma da fuoco. Il professor Sacchetti, consulente della difesa ha specificato che ci sono diverse ferite di arma da fuoco, concludendo che non c’è la certezza della sopravvivenza di un soggetto anche in caso di intervento tempestivo: “Credo che da tutti gli elementi che ho rappresentato si possa ammettere che non vi è nessuna certezza che il paziente si sarebbe salvato. Il tramite prodotto da questo proiettile ci consente di poter ipotizzare le modalità con cui il colpo fu sparato”.

Un’udienza tecnica quella di oggi come potete leggere dalle testimonianze che abbiamo riportato solo in parte. Il prossimo appuntamento in aula è stato fissato al 12 aprile 2017.

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