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Delitti ItalianiCaso Morchi, riaperte indagini per nuova pista

Caso Morchi, riaperte indagini per nuova pista

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Era il 14 marzo 2013 quando Marisa Morchi, una donna di 77 anni originaria di Castelnuovo Magra, venne ritrovata senza vita all’interno della sua abitazione

Marisa_morchiL’unica cosa chiara del delitto era l’efferatezza col quale era stato compiuto: la donna aveva subito la mutilazione di una mano e, accanto al cadavere, l’assassino aveva fatto cadere delle caramelle. Una scena del crimine molto cruenta ed enigmatica, a tal punto che ancora adesso gli inquirenti non hanno trovato una spiegazione plausibile.

Da qualche giorno, però, i carabinieri di la Spezia e di Jesi stanno avendo uno scambio di mail a scopo informativo. Nello specifico, i carabinieri della città ligure hanno chiesto ai colleghi anconetani informazioni su dove si trovasse, nei giorni precedenti e seguenti dell’omicidio dove si trovasse Precious Omobogbe, il giovane uomo di colore che pochi giorni fa ha minacciato i cittadini di Jesi brandendo due machete.

Il motivo di una richiesta tanto particolare? E’ presto detto: non avendo ancora trovato possibili sospettati nelle conoscenze e nell’ambiente familiare di Marisa Morchi, il sostituto procuratore Luca Monteverde, i carabinieri spezzini e i Ris di Parma si stanno muovendo verso un’altra pista, quella dei folli patologici.
Per questa ragione, dopo due mesi dal delitto dell’anziana, si era indagato su Adam Kabobo, il folle che aveva ucciso tre persone a picconate nel quartiere Niguarda di Milano, ma l’esito dell’indagine fu negativo.

Ci sono altri due dettagli che rendono papabile l’ipotesi Omobogbe: in primis, il ragazzo aveva urlato più volte “Italiani, vi uccido tutti” e poi, dettaglio non poco importante, la ferita che ha comportato la mutilazione è stata inflitta con un’accetta o un machete, ovvero l’arma usata da Omobogbe.

Ciò che è certo è che i carabinieri di La Spezia vogliono trovare quanto prima le risposte mancanti sul caso Morchi e dare giustizia ai parenti della donna, che ancora piangono la loro cara senza sapere chi sia stato il responsabile del suo barbarico assassinio.

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