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NewsCaso Patrizia Cappellaro: “Nostra figlia non voleva suicidarsi. E’ stata vittima di malasanità”

Caso Patrizia Cappellaro: “Nostra figlia non voleva suicidarsi. E’ stata vittima di malasanità”

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Patrizia Cappellaro1Patrizia Cappellaro, infermiera 35enne di Udine, è morta il 27 dicembre scorso dopo essere volata giù da uno dei viadotti della A23. La famiglia continua a ribadire che la donna non avrebbe avuto alcuna intenzione di togliersi la vita

A parlare sono i genitori di Patrizia Cappellaro, che per la morte della figlia accusano i sanitari: “Nostra figlia non era depressa e non voleva togliersi la vita. È stata vittima di un caso di malasanità. “Patrizia non era depressa. Era una persona quadrata, aveva organizzato il matrimonio in Sicilia, spesso diceva che la malasanità non sta solo al sud, anzi”.

Secondo la madre della 35enne, quest’ultima si sarebbe gettata dal viadotto perchè ormai stufa di non essere capita da nessun medico. La donna pare infatti che soffrisse di insopportabili bruciori alla schiena, a cui nessuno credeva: “Nessuno ha voluto crederle, è tornata al pronto soccorso di Udine ben tre volte, tra la vigilia di Natale e il 25 dicembre, ma veniva sempre rimandata a casa”. Un altro tentativo è stato fatto il 26 dicembre in un altro ospedale, speranzosa di poter essere sottoposta ad una Tac: “Le hanno dato un’occhiata veloce, poi essendo stata già dimessa da Udine non l’hanno ricoverata neanche loro”.

All’ospedale Santa Maria della Misericordia, dove all’alba di Natale Patrizia si era ancora rivolta – continua la mamma della vittima – sono intervenuta io col personale; mia figlia pensava di restare in reparto a farsi curare e invece mi hanno risposto: “Signora, lei segue i castelli in aria di sua figlia”. Ma si può dire una cosa del genere?”.

Quel giorno dell’incidente, Patrizia Cappellaro era diretta verso l’ospedale di Tolomezzo, dove forse qualche altro medico l’avrebbe ascoltata e visitata come lei voleva. La nebbia avrebbe però, secondo il padre, fatto perdere il senso dell’orientamento alla 35enne: “Ha perso l’orientamento, non avvertiva la sensazione di pericolo a causa dei problemi ai surreni”.

Nessuno credeva a ciò che lei diceva: “Forse la sua competenza irritava, forse sapeva troppe cose e dava fastidio”. “Non ti capiscono, sono crudi, è un inferno – scriveva Patrizia riguardo alle cure ormonali a cui era stata sottoposta – Il cortisolo è l’ormone dello stress, non essendo ancora in asse mi sento come se fossi pronta ai 100 metri. Solo l’endocrinologo mi capisce”.

Fonte: Messaggeroveneto.gelocal.it

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