HOME | Redazione | Contattaci
Delitti.net
Delitti dal mondoDelitti ItalianiNewsCaso Regeni, i genitori: “Ucciso e torturato perché era un ragazzo del futuro”

Caso Regeni, i genitori: “Ucciso e torturato perché era un ragazzo del futuro”

di

giulio regeni-ultimo selfieI genitori di Giulio Regeni, il ricercatore ucciso al Cairo, ricordano il figlio al festival di Internazionale, settimanale che lo stesso Giulio aveva fatto conoscere alla famiglia quando andava ancora al liceo

“Giulio è stato ucciso e torturato perché era un ragazzo contemporaneo del futuro. Aveva sviluppato delle competenze empatico-relazionali che accompagnavano le altre sue competenze logiche e cognitive: voleva dialogare e incontrare davvero le persone. L’Egitto non era pronto, e forse neanche l’Europa e gli altri Paesi dell’Occidente, a questo tipo di dialogo. Lui era andato oltre ed è morto. Vogliamo sapere il perché, il come l’abbiamo già capito: con la tortura”.

Una ricerca dalla quale Giulio non è più tornato, un perchè a tutto questo dolore a cui i genitori non riescono a dare una risposta. La famiglia Regeni chiede di poter sapere tutta la verità su quanto accaduto al giovane: “Ringraziamo Internazionale per l’invito che ci permette di tenere alta l’attenzione sulla storia di Giulio, un ragazzo contemporaneo in cui i giovani si immedesimano perché, come lui, considerano tutto il mondo il loro paese. Aveva 17 anni quando ha iniziato a viaggiare da solo, era molto interessato a conoscere culture diverse e a relazionarsi con le persone con profonda empatia e aperto dialogo. Il suo discorso è comune e interessa chiunque faccia piccoli passi verso il miglioramento generale del nostro mondo”.

“Il corpo di Giulio parla – continuano i genitori – è un corpo straziato e torturato con l’ulteriore oltraggio di averlo trovato nudo dalla vita in giù”.

A parlare è anche l’avvocato della famiglia Regeni: “Il corpo di Giulio parla e Giulio si difende da solo, anche da morto. Il corpo di Giulio così straziato ci dice che non si drogava e che è stato barbaramente torturato, troppo per una comune rapina, come ha tentato di far credere l’Egitto. Abbiamo smontato i depistaggi uno ad uno grazie alla resilienza di questa famiglia straordinaria, ma non siamo ancora riusciti ad accedere al fascicolo di Giulio aperto dalla procura egiziana. Siamo comunque profondamente vicini al popolo egiziano: i genitori non hanno la benché minima rabbia nei loro confronti ma solo la tenacia che ti porta a chiedere la verità”.

Lascia un commento

Back to Top