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Delitti ItalianiCaso Roberta Ragusa: per i giudici, i testimoni contro Antonio Logli sono credibili

Caso Roberta Ragusa: per i giudici, i testimoni contro Antonio Logli sono credibili

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Su Giallo num. 18 sono state pubblicate in esclusiva le motivazioni con cui la Cassazione ha deciso di riaprire il processo contro il marito di Roberta Ragusa. Loris Gozi e Silvana Piampiani dissero di averli visti litigare proprio quando la donna sparì.

roberta ragusaLa corte di Cassazione ha annullato la sentenza di proscioglimento di Antonio Logli, il marito di Roberta Ragusa. Ecco le motivazioni riportare su Giallo num. 18: «È escluso che emerga in modo evidente l’innocenza di Antonio Logli e che il “risultato di prova” complessivo sia caratterizzato da “contraddizioni oggettive” tali da non legittimare un giudizio». Dunque per i giudici, Antonio Logli è colpevole.

Roberta Ragusa è scomparsa da San Giuliano Terme, in provincia di Pisa la notte tra il 12 e 13 gennaio. Sono molti i nuovi elementi contro Logli che verranno approfonditi nel dibattimento, a partire dalle testimonianze di Loris Gozi e Silvana Piampiani. Eppure il 6 marzo del 2015, il gup li aveva giudicati inattendibili, soprattutto l’uomo, che aveva parlato dopo un anno dalla scomparsa di Roberta. Gozi, il giostraio di 38 anni riferì di aver visto intorno a mezzanotte, Logli e Roberta Ragusa che litigavano e che la donna chiedeva aiuto. Successivamente le ha afferrato un braccio e si sono allontanati in auto a tuta velocità. Il giostraio aveva paura di raccontare quello che aveva visto, ma anche la moglie Anita Gombi, che era insieme a lui (era andato a prenderla da lavoro) si può considerare una testimone oculare.

Per quanto riguarda Silvana Piampiani invece, anche lei è una testimone chiave. La donna ha visto tutto dalla finestra della sua casa. Intorno a mezzanotte si è imbattuta in una donna con un pigiama rosa che percorreva Via Gigli, e poi ha notato la stessa donna che litigava con Antonio Logli, nei pressi di una macchina chiara. La testimone si stava recando in farmacia e quando è rientrata a casa ha visto che l’auto non c’era più e proprio dove era ferma, vi erano delle macchie di sangue. Purtroppo la donna è definita una tipa un po’ “bizzarra”, ma la Cassazione ha accolto i ricorsi in quanto, nonostante il “ritardo mentale” è madre di due figli e conduce una vita normale.

La cugina di Roberta Ragusa ha commentato così la decisione della Cassazione: «Questa è un’ulteriore conferma che a mia cugina è successo qualcosa di molto grave. Leggere la parola “omicidio” tra le motivazioni provoca a noi familiari un grande dolore, ma purtroppo è quello che è successo. La Cassazione ha riabilitato i testimoni, ora saranno i giudici a vagliare le loro dichiarazioni. Inizia una nuova fase in cui noi tutti saremo spettatori della giustizia. Abbiamo fatto di tutto per evitare che il caso venisse archiviato. Saremo parte civile, vogliamo la verità. Lo dobbiamo a Roberta e alla sua memoria».

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