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Delitti ItalianiNewsCaso Vannini, Ciontoli piange in aula. La mamma di Marco: “Non mi fido delle sue lacrime”

Caso Vannini, Ciontoli piange in aula. La mamma di Marco: “Non mi fido delle sue lacrime”

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E’ trascorso un anno e mezzo dall’omicidio di Marco Vannini, il giovane bagnino ucciso in provincia di Roma. Continua a difendersi l’uomo accusato di avergli tolto la vita, Antonio Ciontoli, papà della fidanzatina della vittima

Parla al settimanale Giallo la mamma di Marco Vannini, la quale non ha creduto alle lacrime di Antonio Ciontoli versate durante l’ultima udienza del processo per la morte del giovane. Ciontoli, accusato di aver ucciso con un colpo di pistola il 20enne, è imputato insieme alla moglie e ai figli di omicidio volontario.

Marco per noi era un figlio, oltre a essere il ragazzo di mia figlia”, queste parole, accompagnate dalle lacrime, non sono servite a nulla. Mamma Marina non crede assolutamente alla versione dei Ciontoli, i quali, dopo lo sparo, non prestarono immediatamente soccorso al giovane agonizzante.

“Mentre quella persona parlava, per l’ennesima volta ho rivissuto il dramma di mio figlio. Ho ripensato a quei drammatici momenti, in cui Marco chiedeva aiuto e nessuno lo soccorreva. E’ stato completamente abbandonato al suo tragico destino. Quindi non mi “fido” delle lacrime di Ciontoli. E’ una finzione, così come è falso tutto quello che ha raccontato finora. Ha avuto il coraggio di dire che per loro Marco era come un figlio. No, io non credo alle sue parole, perchè chi vuol bene a un ragazzo al punto da considerarlo un figlio lo aiuta quando lo vede in difficoltà”.

“Marco – continua la donna – stava male, aveva un proiettile nel corpo. Chiedeva disperatamente di essere aiutato, ma le persone che oggi dicono di avergli voluto bene non hanno mosso un dito. Se vuoi bene a una persona, chiami subito i soccorsi, non dopo ore. Cerchi in tutti i modi di salvargli la vita, soprattutto se non hai nulla da nascondere. Se una cosa del genere fosse capitata a me, avrei preso in braccio il ferito e lo avrei portato di corsa al pronto soccorso. Se davvero i Ciontoli avessero trattato Marco come un figlio, lui oggi sarebbe ancora vivo. Invece, lo hanno lasciato morire senza pietà“.

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