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Delitti ItalianiOmicidio Chiara Poggi: la condanna di Alberto Stasi potrebbe essere annullata

Omicidio Chiara Poggi: la condanna di Alberto Stasi potrebbe essere annullata

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alberto_stasiAlberto Stasi è stato assolto in primo e in secondo grado per l’omicidio di Chiara Poggi. E’ stato poi condannato con rito abbreviato a 16 anni di carcere e, a quasi un anno di distanza da quest’ultima decisione, la famiglia Poggi e lo stesso Stasi si preparano ad attendere il verdetto più importante del caso

A breve potrebbe arrivare il verdetto finale per Alberto Stasi. Il tutto potrebbe concludersi con l’annullamento della condanna di secondo grado, l’annullamento con rinvio o con la conferma dei 16 anni di reclusione, che potrebbero essere affiancati dall’aggravante della crudeltà. Aggravante che, come si legge sul sito dell’Ansa, potrebbe far aumentare la pena di Alberto Stasi a 30 anni di carcere.

Secondo quanto pubblicato da Ilgiorno.it, il procuratore generale della Cassazione vorrebbe annullare con rinvio la sentenza della Corte di Appello di Milano: “L’annullamento che chiedo è con rinvio per una questione di scrupolo e rispetto nei confronti del grido di dolore di tutte le parti. Il rinvio servirà per nuovi accertamenti prove e valutazioni. Se l’imputato è innocente che sia assolto se è colpevole che abbia una pena adeguata. [..] Non so se l’imputato è colpevole o è innocente. Non ho gli strumenti e non è il mio compito. Invece insieme, ognuno nel prioprio ruolo, dobbiamo valutare se la sentenza di condanna è fatta bene o è fatta male, a mio parere è fatta male, è da annulare”.

“L’omicida viene definito spietato – continua il Pg – ma poi si esclude l’aggravante della crudeltà, proprio per la consapevolezza di un impianto accusatorio fragile. E’ il solito ‘colpo al cerchio e uno alla botte’, ma cosi’ non si fa giustizia, si aggiunge solo dolore a dolore, disperazione a disperazione, sentimenti per i quali bisogna avere il massimo rispetto”.

Intanto la famiglia di Chiara Poggi e Alberto Stasi, dopo 8 anni da quel maledetto 13 agosto 2007, attendono il verdetto, forse finale, nelle loro rispettive abitazioni.

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