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Delitti del Dams: l’omicidio di Francesca Alinovi, un altro cold case?

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I delitti del Dams non hanno alcun collegamento tra di loro se non il fatto di essere dei cold case. Dopo avervi parlato di quello di Angelo Fabbri, l’allievo pupillo di Umberto Eco, ci occupiamo dell’omicidio di Francesca Alinovi e del processo senza prove schiaccianti con molti lati oscuri nonostante la presenza di un colpevole.

francesca alinoviPer la stampa, l’omicidio di Francesca Alinovi è il delitto del Dams. La donna, un’intellettuale stravagante di 35 anni, dall’animo dark, era l’assistente di Estetica al Dams di Bologna. Il suo corpo venne trovato privo di vita in un appartamento in un vicolo del centro, erano più o meno le sette di sera del 15 giugno 1983. Il volto era coperto da due cuscini, Francesca giaceva riversa in quella posizione da almeno 3 giorni, uccisa da 47 pugnalate, soffocata dal suo stesso sangue, una morte orrenda.

I primi sospetti per l’omicidio di Francesca Alinovi ricadono su Francesco Ciancabilla, un giovane pittore di Pescara, suo studente, di 12 anni più giovane di lei con cui vive da qualche anno. La loro storia è molto strana, non hanno rapporti sessuali e sono uniti dai problemi di tossicodipendenza più che dall’amore. Ciancabilla disse che era stato con Francesca sino alle 19.30 del 12 giugno, poi aveva raggiunto un’amica in stazione per prendere il treno per Pescare. Secondo il medico legale Francesca Alinovi venne uccisa tra le 17 e le 24, dunque l’alibi del giovane vacilla. Gli investigatori inoltre raccolgono altre prove, la Alinovi indossava un Rolex fermo alle 5.12 del 14 giugno e per i periti l’orologio non è più stato caricato dal 12 giugno alle 18.12, quando Ciancabilla era in casa. Lo studente viene arrestato e processato e assolto per insufficienza di prove il 31 gennaio 1985.

Il 3 dicembre 1986 la sentenza viene ribaltata e Francesco Ciancabilla viene condannato a 15 anni di carcere per l’omicidio volontario di Francesca Alinovi, più altri tre anni in una struttura adeguata. Nel frattempo il giovane è fuggito e viene arrestato in Spagna 9 anni dopo, con una sentenza di condanna definitiva a 12 anni per omicidio preterintenzionale. Si è sempre dichiarato innocente anche se è tornato in libertà e ha già scontato la pena. Lo scorso anno ha allestito una mostra a Bologna, che ha causato lo sdegno della sorella di Francesca.

Come tutti i delitti vi sono molti lati oscuri, sull’interruttore della luce c’erano delle macchie di sangue. Che necessità c’era di spegnere la luce visto che non era ancora buio? Inoltre l’assassino si è sporcato di sangue, perché Ciancabilla non aveva alcuna traccia sui pantaloni? Anche la madre della critica d’arte non riesce a credere che lui, una sua creatura, abbia potuto ucciderla. Ma la mente umana è incontrollabile e nei diari di Francesca Alinovi non vi sono riferimenti a nemici o altre persone. In quella casa di Via del Riccio, una via così stretta che nemmeno i pompieri sono riusciti ad entrare con i loro mezzi, le uniche impronte trovate sono quelle della coppia tormentata.

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