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Omicidi in FamigliaDelitto Albertani strangolò la sorella: “L’ho uccisa perché mi voleva aiutare”
Delitto Albertani

Delitto Albertani strangolò la sorella: “L’ho uccisa perché mi voleva aiutare”

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Nel 2009 Stefania Albertani strangolò la sorella Maria Rosa prima di bruciarla. Dopo tre anni in ospedale psichiatrico sembra rinata e ha ritrovato il rapporto con i genitori

Delitto Albertani Un delitto consumato tra le mura di casa e che solo ora trova una spiegazione, quello di Maria Rosa Albertani che venne uccisa nel maggio di cinque anni fa a Cirimido, nel comasco, dalla sorella Stefania che la strangolò, prima di bruciarla, anche se il corpo benne scoperto solo a luglio perché aveva fatto credere con false lettere che la donna fosse partita per un viaggio.

Solo quando i carabinieri, durante l’ennesima perquisizione in quella casa che i genitori avevano messo in vendita, trovarono quel corpo martirizzato e ci fu l’iscrizione della sorella nel registro degli indagati. Ma non era ancora finita, perché lei ad ottobre cercò di uccidere anche i genitori, salvati dai militari che intanto la tenevano d’occhio.

In tribunale Stefania Albertani è stata condannata a 20 anni di carcere, preceduti da 3 di ospedale psichiatrico giudiziario, nel quale si trova attualmente e dove ha ritrovato un certo equilibrio mentale, arrivando anche comprendere il male fatto: “Mia sorella – ammette ora intervistata da Franca Leosini per ‘Storie Maledette’ su Rai 3 – mi stava dicendo che il mio era un mondo sbagliato, aveva minacciato di parlare con mio padre se non lo avessi fatto io. Lei stava cercando di aiutarmi e mi stava dicendo che non stavo bene, ma aveva smontato il mondo di falsità che avevo creato attorno a me. Così le ho messo le mani al collo per farla tacere, ma ho perso il controllo ed è caduta a terra”.

Le è stato diagnosticato un disturbo dissociativo della personalità ed è quello che ha portato ad una condanna ritenuta dai più troppo tenue. Ora però è una donna nuova, tanto che sta frequentando la Facoltà di Giurisprudenza, fa sport e lavora nel bar interno alla struttura di detenzione. In più ha recuperato il rapporto con i genitori: “Loro non mi hanno abbandonata, hanno imparato a conoscermi e io a conoscere loro. In fondo c’erano due Stefanie: era come se la mano destra non sapesse cosa faceva la sinistra, ma a un certo punto entrambe si sono annientate”.

E quel delitto l’ha cambiata: “Dopo averla uccisa sono tornata a casa e mi sono messa a letto. Mi sentivo vuota. Era come se sotto quel telo fossi rimasta anch’io. Non le chiederò mai scusa abbastanza, se ci fosse stata la Stefania di adesso, lei sarebbe ancora viva”.

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