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Delitto di Pordenone: ascoltati in aula la mamma di Trifone e un testimone

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fidanzati uccisi in auto, Trifone e Teresa_delitti.netLa mamma di Trifone Ragone è stata ascoltata come teste nel processo a carico di Giosuè Ruotolo. Un testimone ha invece raccontato ulteriori dettagli della sera in cui Trifone e Teresa sono stati uccisi

Parla la mamma di Trifone Ragone, la quale ha raccontato della relazione tra il figlio e Teresa Costanza e dei presunti problemi con i coinquilini di Trifone: “I ragazzi erano innamorati. Erano all’unisono. Noi eravamo contenti della loro serenità. Trifone ci fece conoscere Teresa a Pasqua del 2014. Lei mi disse che stavano avendo dei problemi con i coinquilini per le maggiori spese che avrebbero avuto con il trasferimento di Trifone nel nuovo appartamento. Consigliai loro di lasciare la caparra che avevano versato”.

La donna ha poi ricordato l’epidosio in cui, un paio di giorni dopo il tragico omicidio della coppia, Giosuè Ruotolo le avrebbe fatto presente di un credito che aveva il figlio con lui: “Gli ex coinquilini vennero in albergo da noi. Mi disse che mi ha fatto un ‘buco’, capii che parlava di un debito. Gli chiesi se era una somma rilevante. A quel punto intervenne un altro inquilino che disse di lasciar stare, che erano 20 euro e che Trifone gli aveva fatto tanti favori. Me ne dimenticai fino a quando venne fuori la notizia che c’era un coinquilino, indagato. Allora andai a vedere il contratto d’affitto e pensai che era il ragazzo dei 20 euro”.

La mamma di Trifone ha riferito anche di un’occasione in cui un altro coinquilino ipotizzò il movente del delitto, senza accennare mai ai litigi tra Ragone e Ruotolo: “Secondo noi, siccome Trifone aveva contatti con tante donne, magari qualche marito o magnaccione si è arrabbiato e li ha fatti fuori. Nessuno mi parlò di litigi tra Trifone e Giosuè”.

In aula è stata ascoltata anche la testimonianza di un 24enne che la sera del 17 marzo 2015 si trovava nel parcheggio del palazzetto dello sport di Pordenone, proprio nel momento in cui Trifone e Teresa venivano uccisi.

“Stavo mettendo la borsa della palestra in macchina, tra il sedile del conducente e del passeggero quando ho sentito gli spari – ha raccontato il giovane – All’inizio ho pensato che potessero essere degli spari, poi però ho accantonato subito l’ipotesi. Ho pensato fosse impossibile che qualcuno stessa sparando e ho pensato che fossero degli scoppi di petardi. Ho chiuso la portiera, mi sono seduto sul sedile del conducente e sono rimasto un paio di minuti nel parcheggio per leggere la mia busta paga. Non ho ricordo di aver notato nessuno. Nell’uscire dal parcheggio, un paio di minuti dopo mi è parso di vedere un’auto bianca, forse una Ka”.

Il 24enne è indagato per false informazioni al pm e per alcune dichiarazioni reticenti. A queste accuse, il testimone si è difeso: “Non mi sono recato subito dagli inquirenti perché ho pensato che aver sentito qualcosa senza aver visto nulla non servisse a niente”.

Da: Telebari.it

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