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Delitto di Pordenone, Giosuè Ruotolo pronto a dimostrare la sua innocenza

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Giosuè Ruotolo, imputato nel processo per il delitto di Pordenone crede nella giustizia. Oggi in aula ha detto che dimostrerà la sua giustizia. Ascoltati anche i genitori di Teresa e il runner.

giosue-ruotoloNuova udienza del processo del delitto di Pordenone, la sesta. Nel tribunale di Udine sono stati ascoltati i genitori di Teresa Costanza, il runner presente sulla scena del crimine e Giosuè Ruotolo, l’ex militare di Somma Vesuviana, unico imputato. Teresa Costanza e Trifone Ragone sono stati uccisi il 17 marzo 2015 nel parcheggio del palasport. Quella sera, il runner Maurizio Marcuzzo, è passato poco prima che i fidanzati di Pordenone venissero trucidati a colpi di pistola. Marcuzzo si è cambiato e poi è uscito a correre. Ha visto un uomo vestito con abiti larghi di colore grigio, che aveva le spalle incassate, poi ha sentito gli spari, sembravano dei petardi. Quando ha completato il primo giro ha trovato il parcheggio con l’auto dove giacevano Teresa e Trifone.

La madre della ragazza, Carmelina Parrello, ha parlato del legame che univa Teresa e Trifone e ha riferito le sue sensazioni quando gli ex coinquilini del giovane e Giosuè Ruotolo sono andati a porgerle le condoglianze. Il padre invece ha detto che Teresa non aveva problemi e ha riferito che nessuno della famiglia ha mai subito minacce.

Il momento più importante dell’udienza di oggi è stata la testimonianza di Giosuè Ruotolo. Il giovane ha reso delle dichiarazioni spontanee dopo la pausa pranzo. Le stesse sono state riportate da Fanpage: «Mi trovo da 8 mesi in carcere. Ogni giorno spero che sia l’ultimo, spero che vengano le guardie a dirmi si sono sbagliati puoi uscire. Credo nella giustizia – ha proseguito – e spero di dimostrare la mia totale estraneità».

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