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NewsDelitto Fragalà: l’avvocato ucciso dai boss perché ‘dava fastidio’

Delitto Fragalà: l’avvocato ucciso dai boss perché ‘dava fastidio’

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Emesse sei ordinanze di custodia per l’omicidio dell’avvocato Enzo Fragalà, i malavitosi non accettavano il fatto che riuscisse a convincere gli assistiti a collaborare con la giustizia.

L’omicidio di Enzo Fragalà “non poteva restare senza colpevoli”, è quanto dichiarato dal procuratore Lo Voi e riportato da La Repubblica. Le indagini dei carabinieri si sono concluse con l’arresto di tre mafiosi già fermati per lo stesso caso e al fermo di altri tre soggetti. La svolta è arrivata grazie alla testimonianza di un collaboratore di giustizia. Uno degli indagati inoltre è stato intercettato mentre esprimeva le sue preoccupazioni alla moglie poco dopo che la notizia aveva iniziato a circolare negli ambienti. Secondo quanto appreso i boss volevano punire il legale, la ricostruzione della procura è stata accolta dal gip, ma gli intenti erano altri, ovvero dare un segnale forte a tutta l’avvocatura palermitana.

In carcere è finita la mente che ha pianificato la spedizione punitiva contro il professionista, l’uomo che ha coperto il gruppo, chi ha procurato l’arma del delitto, il sicario e altre due persone. Il pentito ha raccontato che l’avvocato Enzo Fragalà era chiamato ‘lo sbirro’, nell’ambito dei suoi processi i clienti facevano delle ammissioni ‘scomode’ e che mettevano in pericolo il sistema mafioso. L’avvocato è stato ucciso il 23 febbraio 2010.

Il gip nel provvedimento parla di “graduale intensificarsi, negli aderenti all’associazione, di un atteggiamento di delusione e insoddisfazione nei confronti del professionista, sfociato in una incontenibile rabbia”. Fragalà convinceva i suoi assistiti a violare il patto omertoso del silenzio e li incoraggiava a parlare con i magistrati e ad ammettere la propria responsabilità dei fatti contestati. Queste ammissioni però ‘rafforzavano’ l’impianto accusatorio nei confronti di altri associati.

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