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NewsDelitto Loris Stival: analisi e sospetti sul comportamento della madre

Delitto Loris Stival: analisi e sospetti sul comportamento della madre

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Il caso del piccolo Loris non é un “caso” di cronaca ma una storia con un aggravante in più nel passato della madre. C’è da riflettere ma soprattutto da capire

a cura di Immacolata Corso

loris-stivalLa madre venticinquenne ha – secondo le indagini ancora in corso – tentato due suicidi. Dietro questa debolezza psicologica si nasconde – secondo la prima deposizione a verbale della donna – la situazione familiare di una nonna – la nonna di Loris – che non l’avrebbe mai voluta come figlia,  nata da un padre che non é il padre delle altre 4 sorelle.

Ma perché Veronica ha mentito agli inquirenti dicendo che avrebbe portato il bambino a scuola (se, da accertamenti ancora in corso, non sarebbe mai salito in macchina con la madre)?, l’altro in ludoteca ed ha scambiato qualche parola con la panettiera dove si è fermata prima di rientrare in casa?.

Perché poi (attribuendo la colpa a Loris per averlo dimenticato) é uscita nuovamente con un secondo sacchetto di plastica, prima di andare al corso di cucina?.

Quello stesso sacchetto é stato cercato, tanto quanto lo zainetto blu, ma non é stato ritrovato. E l’espressione del padre “questa volta lo ammazzo” a chi era riferita?.

Perché quella chiamata di Veronica alle 10:00 al marito (“giusto un saluto”, riferisce) ?. Il bambino sarebbe morto alle 9:30 e – da testimonianza della Preside della scuola – Loris si sarebbe assentato solo due volte dall’inizio dell’anno scolastico.

Allora perché  Veronica Panarello, in attesa che uscisse il figlio da scuola, non ha chiesto alle maestre (ancora dentro l’istituto) ma ai vigili?. Ciò che desta maggiore preoccupazione sono le violenze – perché di violenze si tratta – sessuali subite in passato sul corpo di Loris Stival che possono essere riconducibili alla frase – per quanto possa essere veritiera e fondamentale ai fini dell’indagine – del bambino alla madre sull’ “essere gay”?.

Loris, trovato senza slip e senza cintura ma con i pantaloni leggermente calati, avrebbe subito – secondo i primi risultati dell’autopsia – abusi sessuali di cui la famiglia stessa era, probabilmente nelle ipotesi, a conoscenza. Potrebbe trattarsi di un indizio in piú se fa seguito la riflessione del padre “perché  prendersela con mio figlio? questa volta lo ammazzo con le mie mani” .

Da notare, poi,  l’esclamazione della zia sulla famiglia che non é certo quella della mulino bianco. Un’altra contraddizione appare chiara sul carattere del bambino, per la madre – raccontandolo alla vicina di casa nel pomeriggio del 29 novembre, quando erano già in corso le indagini – “un bimbo attento, aperto con tutti”, per la zia paterna, invece,  “chiuso, diffidente”. Ed ancora, il luogo del ritrovamento dove pare che proprio lì vicino si costruissero armi (?) potrebbe distogliere l’attenzione puntata sul cacciatore, l’unico iscritto nel registro degli indagati per un esame irripetibile – quello sulla sua Suzuki bianca -, detentore (illegalmente) di munizioni ed esplosivo risalente forse alla seconda Guerra Mondiale.

Insomma, un labirinto di enigmi che sembrano essere irrisolvibili, che certamente spettano all’attenzione dell’equipe scientifica che ruota attorno alla morte di un bambino di soli 8 anni morto per “asfissia da strangolamento” non per opera di una mano, ma con una fascetta da elettricista.

Si attendono i riscontri dell’esame del DNA sulle mutandine blu trovati a pochi passi da scuola e si attende anche il risultato del luminol, solvente che cristallizza tutte le prove di sangue e di altre impronte, che in queste ore é stato usato per la perquisizione dell’abitazione degli Stival. Tanti i punti di interrogativi. Tante le storie che si intrecciano. Un nodo da sciogliere, quando anche una piccola comunità si presta poco alla collaborazione.

Se il caso sarà risolto, c’è pur sempre la morte di un bambino che non torna indietro.

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