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Delitto Luca Varani: Foffo e Prato lo hanno immobilizzato e torturato per ore

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Il medico legale che ha eseguito l’autopsia sul corpo di Luca Varani ha detto che molte delle ferite sono state inferte al solo scopo di provocare dolore e sofferenza. Le sevizie sarebbero andate avanti per ore, le foto della scena del crimine sul settimanale Giallo.

luca varaniLeggete cosa ha detto Manuel Foffo ai Carabinieri quando ha spiegato cosa è successo nell’appartamento al Collatino lo scorso 4 marzo: «…Luca non voleva morire: dopo un minuto di silenzio ricominciava a respirare… Io l’ho coperto con il piumone (…), ma non era morto (…) io l’ho coperto per non vederlo più…». Il racconto completo dell’orrore è stato riportato sul settimanale Giallo di questa settimana a cura di Albina Perri.

Luca Varani non poteva difendersi, era immobile, nel suo corpo infatti sono state trovate tracce di quella che è conosciuta come la droga dello stupro. Il racconto di Manuel Foffo è apparso “sincero” in quanto coincide con quanto emerso dall’autopsia. Prima di arrivare al massacro di Luca Varani, Manuel Foffo e Marco Prato hanno trascorso tre giorni di pura follia, quando sono riusciti a convincere il giovane ad unirsi a loro gli hanno fatto bere qualcosa. Il ragazzo si è sentito male, è andato in bagno ed è caduto, Foffo e Prato lo hanno trascinato sul letto, lo hanno spogliato lasciandogli solo i calzini. Il resto è orrore. Non ci sono altre parole per descrivere quello che è accaduto in quella stanza. Solo il giorno successivo si scopre quanto accaduto. Ai carabinieri arriva la telefonata del legale a cui si è rivolto Foffo, e quando i militari aprono la porta dell’appartamento si trovano davanti ad un “mattatoio”. Il settimanale Giallo ha pubblicato le foto della scena del crimine. In fondo all’articolo ne trovate alcune.

Manuel Foffo si è sempre assunto le sue responsabilità nell’omicidio di Luca Varani, chi ha cercato di sfuggire in qualche modo, è Marco Prato. Il giovane si era ritirato in una stanza d’albergo dove era in stato confusionale. Aveva scritto dei biglietti d’addio, su uno di questi c’era un messaggio per i genitori: «Volontà per mamma e papà: fate festa per il mio funerale. No chiese, vorrei cerimonia laica, fiori, canzoni di Dalidà…». In sottofondo, quando sono entrati i carabinieri, c’era proprio “Ciao amore” di Dalidà. Eppure i medici che lo hanno soccorso hanno scritto nella loro relazione che era lucido e che stava bene, dunque sfuma ben presto l’ipotesi del tentato suicidio.

Ora gli avvocati di Manuel Foffo e Luca Prato stanno valutando di chiedere una perizia psichiatrica. L’uso prolungato di stupefacenti avrebbe potuto letteralmente “bruciare il cervello”, spingendoli a torturare Luca Varani. Dopo il massacro i criminali si sono addormentati e al risveglio hanno cercato di pulire l’appartamento per eliminare le prove.

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