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Delitti ItalianiNewsDelitto Luca Varani, parlano alcuni conoscenti di Prato: “Solo e incompreso”

Delitto Luca Varani, parlano alcuni conoscenti di Prato: “Solo e incompreso”

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marco pratoContinuano le indagini sull’omicidio di Luca Varani e per scoprire cosa nascondevano i due assassini: Marco Prato e Manuel Foffo. Dopo la confessione choc di uno dei due, ecco che Vanityfair.it ha pubblicato alcune dichirazioni di qualche conoscente di Prato

Chi era Marco Prato, in quanti lo conoscevano e soprattutto chi avrebbe mai immaginato che il pr romano fosse capace di torturare ed uccidere una persona? A rispondere a queste domande sono stati alcuni conoscenti di Prato.

“Tra noi gay nessuno parla più, hanno tutti paura. C’è chi ha tolto le sue foto su Facebook con Marco, altri hanno eliminato tutte le prime riflessioni scritte sulla vicenda. Io non mi drogo, non ho niente da nascondere o temere”.
La paura di molti gay è quella di avere puntato il dito contro chi cerca di avere una vita normale o di doversi assumere colpe a causa di questo omicidio che non hanno: “Per molti di noi la vera trasgressione oggi è riuscire ad essere considerati normali. Non siamo tutti ossessionati dalla droga e la perversione, come questa storia sta facendo credere. Sì certo c’è promiscuità nel nostro mondo ma non ha niente a che vedere con le atrocità di cui si sta parlando in questi giorni”.

“Il giorno dopo l’omicidio – continua un pr, conoscente di Marco Prato – quando è iniziata a girare la notizia eravamo tutti scioccati. In molti hanno avuto dei flirt con Marco ed erano spaventati dalla nuova identità di quel ragazzo così vicino a loro. Inoltre non capivamo come mai non comparisse in nessun modo la foto dell’altro ragazzo presente alla serata, ovvero Manuel Foffo. Da subito ci è sembrato che fosse protetto in qualche modo. A Marco piacevano i ragazzi eterosessuali e Manuel corrispondeva al suo ideale di ragazzo, credo che avesse perso la testa per lui e che per compiacerlo fosse pronto a tutto. Nessuno di noi riesce a credere che uno come lui sia potuto arrivare a tanto. Non voglio giustificarlo, anzi quello che ha fatto parla da solo, però non credo che tutta la vicenda sia stata orchestrata da lui”.

Un suo ex collaboratore ha invece dichiarato: Sembrava folle, folle come chi è convinto che i soldi comprano tutto e tutti e per far parlare di sé uccide un povero ragazzo. Per disprezzo piuttosto che per il gusto stesso di uccidere. Folle diventa chi non ha il coraggio di essere se stesso vivendo una vita parallela. Era davvero ossessionato dall’apparire, ci lavoravo insieme e fortunatamente abbiamo litigato prima che lui si rivelasse fino a questo punto. Avevo capito fosse una persona instabile”.

E ancora: “Abusava sia di alcol che di droghe, l’ultima volta che ci ho parlato è stato quando, nonostante i nostri ferri corti, è venuto durante un mio spettacolo a chiedermi un drink. Io ci ho litigato perché Marco è uno che non rispetta il lavoro degli altri, di chi si guadagna le cose con fatica. [..] Spesso la gente si avvicina ai deboli per un secondo fine: sesso, soldi, apparenza. Lui si sentiva solo e incompreso e credo sia impazzito anche per una percezione sbagliata della realtà“.

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