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Delitto Luca Varani: sul coltello ci sono tracce biologiche di Marco Prato

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Il coltello da cucina utilizzato per seviziare Luca Varani presenta delle tracce biologiche riconducibili a Marco Prato. È questo il risultato della perizia del genetista.

luca varaniLuca Varani è stato ucciso il 4 marzo di quest’anno e solo negli scorsi giorni è stato possibile conoscere i risultati dell’autopsia. Sul coltello utilizzato per seviziarlo ci sono le tracce di Marco Prato. La perizia del genetista ha evidenziato che il Dna trovato sul manico del coltello è di Prato smentendo definitivamente la versione secondo cui non avrebbe mai avuto un ruolo attivo nelle torture che hanno portato alla morte di Luca Varani. Oltre al coltello per il pane è stato analizzato il martello usato per colpire la vittima alla testa e alla bocca, anche qui vi sarebbero tracce di Prato, quindi Foffo non ha agito da solo.

Sul coltello conficcato nel petto invece non è stato possibile isolare i profili genetici, un ultimo coltello trovato in un’altra stanza invece deve essere ancora sottoposto all’attenzione del perito qui non vi sarebbero tracce di sangue. L’ipotesi è che sia stato utilizzato per tagliare il laccio con il quale Foffo e Prato hanno cercato di strangolare Luca Varani. Infine sulle scarpe da donna con il tacco, indossate da Marco Prato, sono stati trovati dei resti di saliva. Questo significa che prima della violenza, i tre hanno preso parte ad un gioco erotico anche se non c’è stata alcuna attività sessuale con la vittima. È questa la prima parte dell’incidente probatorio che si è tenuto questa mattina e che proseguirà il prossimo 12 ottobre. Il 6 ottobre invece ci sarà un sopralluogo nella camera dove ha alloggiato Marco Prato dopo l’omicidio.

La morte di Luca Varani è stata atroce, più di cento le coltellate e le martellate inflitte da Manuel Foffo e Marco Prato. L’esame autoptico descrive una realtà agghiacciante, le ferite di arma da taglio infatti sono state inferte con lo scopo di provocare dolore. Luca Varani è stato stordito con un mix di alcol e droga e le torture sarebbero durate più di due ore, come se avessero un conto in sospeso da saldare. Come riporta Repubblica un caso di cronaca “simile” per la violenza con cui è stata colpita la vittima è quello del Canaro del 1988 che uccise un ex pugile della Magliana per vendicarsi dei soprusi, costringendolo ad una morte lenta e altrettanto dolorosa.

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