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Delitto Manesco, parla Grassi: “Civardi mi confidò che voleva provare l’emozione di uccidere un uomo”

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Adriano ManescoDurante l’ultimo processo a carico di Gianluca Civardi per il delitto del professor Adriano Manesco, Paolo Grassi, condannato all’ergastolo per questo omicidio, ha depositato il racconto di quell’efferato delitto consumato il 7 agosto del 2014 nell’appartamento della vittima

Paolo Grassi e Gianluca Civardi sono stati i due autori dell’omicidio del professor Andriano Manesco. Come pubblicato dal sito Piacenza24.eu, a raccontare gli inquietanti particolari di quel delitto è stato Grassi: “Da tempo, fin dal 2012 eravamo stanchi delle nostre vite e meditavamo di cambiarle. Soprattutto Civardi, alla fine di quell’anno, confidò che viveva un periodo di stress pesante dovuto al lavoro e non trovava più nulla che gli desse emozioni e motivazioni. Volevamo andare via, in un posto caldo e aprire una nostra attività. Pensavamo alla Thailandia, dove eravamo già stati, o al Brasile, senza però escludere altre mete”.

Civardi confessò a Paolo Grassi di avere un grande desiderio: “Mi confidò che prima di morire avrebbe voluto provare l’emozione di uccidere un uomo”.

Un desiderio che ben presto sarebbe diventato realtà. Ma chi avrebbero potuto uccidere? E’ dall’idea di un eventuale omicidio che spunta la figura di Adriano Manesco. Grassi lo aveva conosciuto nel 2010 e lo stesso professore gli confidò di essere attratto dai bambini e dagli omosessuali: “Civardi era disturbato dal fatto che il professor Manesco fosse un pedofilo e che se dovevamo uccidere qualcuno, era la persona che meritava di più poiché faceva del male ai bambini”.

Il piano di uccidere Adriano Manesco, secondo il racconto fornito da Grassi, venne deciso di comune accordo ma, per poter coronare il loro sogno di poter andare in Thailandia, era necessario prelevare il denaro della vittima dal suo conto corrente per poi eliminarlo.

Il giorno dell’omicidio Grassi e Civardi si recarono a casa del professore portando un trolley e due zaini con dentro il materiale per l’omicidio: “Ci parlò della sua omosessualità, dei suoi viaggi in Thailandia dove aveva a disposizione dei bambini. Ci chiese se eravamo una coppia e noi rimanemmo sul vago”.

I tre si spostarono in salotto: “Civardi era seduto sul divano. Manesco afferrò un atlante per mostrarci alcune cartine. Si mise in ginocchio per sfogliarlo. Era in una posizione favorevole. A quel punto Civardi gli tappò la bocca con due guanti in pelle. Io presi un laccio e gli legai le mani. Lo spaventammo, Civardi con un coltellino che gli passai, e io con un taser. Il professore era impaurito e Civardi gli disse che non gli sarebbe accaduto nulla se ci avesse dato tutti i dati bancari riferiti all’home banking. Lui si calmò e ce li diede. Andai nell’altra stanza e verificai che i dati erano corretti. Poi tornai Civardi, mentre gli teneva tappata la bocca, tirò fuori un laccio sottile dalla mia tasca e iniziò a strangolarlo”.

I due fecero a pezzi il corpo di Adriano Manesco, misero la testa in un sacchetto sigillato mentre il resto del cadavere in un trolley che venne poi gettato in un cassonetto della stazione di Lodi.

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