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Delitto di Marilia

Delitto di Marilia Rodrigues Silva Martins, ci fu premeditazione

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La Corte d’Assise di Brescia ha condannato l’uomo, che uccise l’amante e il figlio che portava in grembo, il 30 agosto 2013 perché il delitto era stato premeditato a lungo

Delitto di MariliaMeno di un anno fa il delitto della giovane brasiliana Marilia Rodrigues Silva Martins e del piccolo che portava in grembo, da parte del suo datore di lavoro e amante Claudio Grigoletto aveva profondamente commosso. Ora arrivano anche le motivazioni della sentenza che nell’aprile scorso ha condannato l’uomo all’ergastolo per omicidio, procurato aborto e distruzione del cadavere.

Secondo la Corte d’assise di Brescia che l’ha emessa è evidente che ci sia stata premeditazione e non sio è trattato, come sosteneva la difesa, di un delitto d’impeto o preterintenzionale. Grigoletto doveva risolvere alla radice il problema di quella gravidanza indesiderata, visto che a casa aveva una sua famiglia alla quale non aveva confessato nulla di questa relazione.

Marilia doveva essere cancellata per sempre perché, come si legge, era diventata “fastidiosa e petulante, in quanto quella che appariva una relazione sentimentale forte, piena di passione ed avvincente si era nel tempo appassita e consunta; rivendicativa, pericolosa e a tratti ricattatoria, in quanto le richieste della giovane per il mantenimento del figlio e di un adeguato status economico si erano rivelate una complicazione ulteriore nella già compromessa situazione patrimoniale e familiare del Grigoletto”. La molla può essere derivata da due concause: la nascita della seconda figlia dell’uomo, pochi mesi prima, ma anche la ritrovata serenità con la moglie che rischiava quindi di essere turbata da questo nuovo eventi imprevisto.

Ecco perché Grigoletto ha cercato in fretta una soluzione. Nei giorni precedenti il delitto, avvenuto il 30 agosto 2013, l’uomo “pone in essere una frenetica ricerca con visita di pagine web riferite a come far perdere i sensi ad una persona oltre alla visualizzazione di numerose pagine sugli effetti dei veleni e, in particolare, sulla tossicità dell’ammoniaca”, acquistata insieme all’acido muriatico la mattina stessa del delitto. Inoltre la creazione di una falsa mail attribuibile a Marilia tradisce la premeditazione visto che contiene anche descrizioni del carattere violento e manesco dell’ex fidanzato della vittima, un tentativo per attirare sul giovane i sospetti.

In più la mattina del 29 agosto Marilia è costretta a lasciare in fretta la camera dell’albergo in cui viveva, senza che il suo datore di lavoro e amante le trovi sistemazione. Evidentemente sapeva già che da lì a poche ore la donna sarebbe morta. E contro Grigoletto anche l’utilizzo della chiave a pappagallo sottratta dalla cassetta di attrezzi al campo di volo di Bedizzole dove lavorava, usata per svitare il tubo di alimentazione della caldaia con cui voleva simulare il suicidio di Marilia.

Grigoletto non aveva messo in conto che la sua amante potesse reagire in maniera repentina, lottando con lui, tanto da procurargli graffi poi medicati dalla moglie quella sera stessa: “La donna -si legge nella sentenza – non doveva essere percossa ma più ‘semplicemente’ stordita e lasciata morire per mezzo del gas. Solo per la violenta opposizione di Marilia l’imputato ha dovuto ricorrere alla forza fisica e all’ostruzione delle vie aeree”.

Nessuna attenuante, dunque, anche per le ammissioni solo parziali dell’omicida.

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