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Delitti ItalianiDelitto di Orune, il Gip: “Pinna pericoloso, poteva uccidere ancora”

Delitto di Orune, il Gip: “Pinna pericoloso, poteva uccidere ancora”

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paolo enrico pinnaPaolo Enrico Pinna, 18enne di Nule, è stato accusato insieme al cugino, il 21enne Alberto Cubeddu, dell’omicidio di Gianluca Monni e del 28enne Stefano Masala, di cui non è stato mai trovato il cadavere. Ecco cosa si legge nell’ordinanza di custodia cautelare

Paolo Enrico Pinna, secondo il Gip del tribunale dei minori di Sassari, “poteva uccidere ancora e se lasciato libero poteva inquinare le prove”.

Pinna, all’epoca dei fatti ancora minorenne, sarebbe dunque un soggetto pericoloso: “La concretezza e l’attualità del pericolo che il Pinna se lasciato libero possa commettere altri reati della stessa indole di quelli commessi – si legge nell’ordinanza cautelare- emerge peraltro dal contegno tenuto in famiglia. Egli infatti è soggetto dalla personalità irascibile e con assoluta disinvoltura traduce in atti di violenza addirittura nei confronti della madre, che spesso ha confessato ai parenti di averne paura e in talune occasioni è dovuta scappare di casa”.

Il giudice ha poi spiegato perchè Paolo Enrico Pinna sarebbe potuto essere l’autore di altri episodi violenti: “Non è stata ancora restituita al Pinna la pistola sottratta a Orune e questo potrebbe alimentare ulteriori propositi di vendetta. I recenti sviluppi delle indagini espongono a pericolo anche i soggetti che hanno reso dichiarazioni atti a compromettere la posizione di Pinna e Cubeddu. Dalle intercettazioni inoltre è emerso che Pinna continua a disporre di armi. La permanenza in casa non consentirebbe di contenere il rischio di inquinamento probatorio per la costruzione di un falso alibi, attività che peraltro coinvolgono i familiari”.

Il Gip continua: Parliamo di ragazzi che non esitano a sparare per nulla, parliamo di soggetti che continuano dopo oltre un anno dall’omicidio a cercare la pistola presa a Orune a Paolo Enrico Pinna. I due si agitano attorno alla pistola e alle armi, che dalle intercettazioni sappiamo usare con abitualità. A questo si aggiunge il profilo di Cubeddu: un succube incapace di resistere a ogni suggerimento del cugino e ad ogni suo desiderio criminale. La misura cautelare in carcere appare proporzionata all’entità dei fatti e alla sanzione che potrà essere irrogata”.

Fonte: Ansa.it

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