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Delitto di Pordenone, in aula il papà e i fratelli di Trifone: “Per noi era tutto”

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Alla diciottesima udienza presso il Tribulane di Udine per il processo a Giosuè Ruotolo, in aula sono stati presenti quattro commilitoni, il papà e i due fratelli di Trifone Ragone, ucciso a Pordenone insieme alla fidanzata Teresa Costanza

A parlare per primo è stato Francesco Ragone, papà di Trifone, che ha raccontato in aula di come la vita di tutta la famiglia sia cambiata economicamente e moralmente dopo la morte del militare.

“Per noi Trifone era il pilastro della famiglia. Per mia moglie era tutto. A me è venuto a mancare un figlio, ma anche un amico sincero. Trifone da quando aveva 9 anni ha cresciuto i fratelli, cucinava per loro perchè io e mia moglie lavoravamo. Per loro era un idolo, li consigliava su tutto. Faceva il padre a Gianni. Lo stipendio Trifone lo faceva accreditare sul conto corrente della mamma: dava tutto in casa, se aveva bisogno di qualcosa gliela davamo”.

In aula sono stati ricordati alcuni episodi precedenti e successivi all’omicidio di Trifone e Teresa, tra cui il momento in cui i commilitoni andarono dalla famiglia Ragone a fare le condoglianze all’hotel di Pordenone. Fu proprio lì che Giosuè Ruotolo, indagato per il duplice omicidio, chiese dei soldi che dovevano essergli restituiti: “Il Ruotolo si manteneva sempre dietro ai due coinquilini. Ad un certo punto disse a mia moglie che Trifone gli aveva fatto un buco e mia moglie si agitò. Quindi disse alla bambina di andare a prendere la borsa per saldare il debito. Ma Romano chiuse il discorso zittendo Ruotolo”.

L’uomo ha dichiarato inoltre che il figlio aveva capito chi fosse a mandare quei messaggi sospetti a Teresa: “Io gli dissi di non compromettersi, sarei intervenuto io. Mio figlio mi disse di non preoccuparmi.

A prendere la parola è stato poi Giuseppe, il fratello maggiore di Trifone: “Mio fratello mi ha aiutato a inserirmi in quello che è il mio ambito lavorativo, dandomi denaro per avviare una associazione sportiva che poi ho abbandonato. E mi aiutava con gli studi, che ora riesco bene o male a pagare. Di Ruotolo ricordo che lo salutammo una volta tornando a casa dalla palestra a Pordenone”.

Riguardo l’uso di sostanze dopanti, il fratello del militare ha così risposto: “Non mi ha mai detto di aver fatto uso di anabolizzanti, ma avevo trovato degli anabolizzanti a casa di mio fratello”.

A parlare è stato anche Giovanni Ragone, che ha sottolineato la bontà d’animo e la generosità del fratello: “Trifone è sempre stato disponibile a darmi tutto quello di cui avevo bisogno”.

Da: Ilfriuli.it

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