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Delitto di Pordenone: ecco perchè Giosuè Ruotolo avrebbe ucciso Trifone e Teresa

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patrone ruotoloPerchè Giosuè Ruotolo avrebbe dovuto uccidere Trifone Ragone e Teresa Costanza? Secondo quanto emerso durante le indagini, il militare avrebbe avuto con Trifone un violento diverbio dopo il quale avrebbe deciso di architettare l’omicidio

Secondo gli inquirenti, il movente dell’omicidio dei due fidanzati di Pordenone è racchiuso in un diverbio, avuto tra Giosuè e Trifone, che terminò con uno scontro fisico. Il delitto sarebbe dunque una vendetta del 26enne campano nei confronti di Ragone. Perchè i due avrebbero litigato così furiosamente? Pare che Trifone si fosse accorto che dietro quel falso profilo da cui venivano inviati messaggi alla fidanzata Teresa, per farla insospettire del suo fidanzato, si nascondeva proprio Giosuè Ruotolo, arrestato insieme alla fidanzata nelle ultime ore: “Per esclusione è arrivato a Ruotolo – ha dichiarato il procuratore Marco Martani – come ci hanno dichiarato gli altri coinquilini: Trifone aveva quindi picchiato Ruotolo procurandogli un labbro tagliato e gonfiore agli zigomi. Raccontando l’episodio agli inquilini Giosuè aveva minacciato vendetta, mentre Trifone aveva paventato la possibilità di procedere con una denuncia, quindi con la possibilità che Ruotolo venisse accusato di sostituzione di persona, molestie e peculato militare. Accuse che, se confermate sarebbero state di pregiudizio sia per la permanenza nell’Esercito sia per il transito nella Guardia di Finanza”.

Cosa c’entra in tutto questo Teresa, la fidanzata di Trifone uccisa insieme a quest’ultimo? La risposta è scontata: Ruotolo, sempre secondo gli investigatori, avrebbe eliminato la ragazza per paura che potesse raccontare quanto avvenuto tra i due negli ultimi periodi.

Tanti e gravi sono gli indizzi di colpevolezza nei confronti di Ruotolo: “Esistono gravi indizi di colpevolezza – afferma Martani – per i quali si è evidenziata la sussistenza di esigenze cautelari: nel caso specifico ha inciso il pericolo di inquinamento delle prove poste in atto tanto da Ruotolo quanto dalla fidanzata Maria Rosaria Patrone. Il quadro giudiziario nei confronti di Ruotolo si è andato progressivamente aggravando anche se dal mese di ottobre, dopo il primo interrogatorio, gli elementi a carico dell’indagato erano già molto consistenti. Siamo nel più classico processo di carattere indiziario: non c’è Dna, né qualcuno che ha visto l’omicidio o il momento in cui si disfaceva dell’arma. Siamo persuasi che Ruotolo fosse presente sul luogo del delitto nelle fasi in cui questo si consumava: il suo veicolo, per sua stessa ammissione postuma, si trovava a otto metri e mezzo da quello delle vittime. Tuttavia la sua vettura è stata ripresa dalla videosorveglianza subito dopo nella zona del parco di San Valentino, esattamente dove poi è stata ritrovata l’arma del delitto. Fondamentale è stato il ruolo della tecnologia e la presenza delle telecamere della videosorveglianza”.

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