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Simonetta Cesaroni, Raniero Busco prosciolto definitivamente dalla Cassazione

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Con trenta pagine di spiegazione, la Corte di Cassazione elenca le ragioni per cui Raniero Busco è stato prosciolto definitivamente per l’omicidio di Simonetta Cesaroni, brutalmente uccisa il 7 agosto 1990 in un condominio situato in via Poma

simonetta_cesaroni2La ragione principale del proscioglimento dell’imputato, all’epoca dei fatti ex fidanzato della vittima,  secondo quanto riportato dalla Cassazione, è “la mancanza di prova che fa cadere la certezza della presenza dell’imputato sul luogo del delitto al momento del delitto”. Inoltre, la prima sezione penale della Cassazione afferma di aver determinato in data 26 febbraio, giorno della sentenza, che Raniero Busco non ha commesso il fatto.

Ma non è tutto: nella lunghissima documentazione redatta dal tribunale della Cassazione, si sostiene anche che il verdetto di non colpevolezza emesso ed enunciato dalla Corte d’Assise d’Appello di Roma il 27 aprile 2012, aderisce perfettamente ai criteri di “congruità e completezza della motivazione” e presenta al suo interno la logicità richiesta.

Sempre secondo i giudici della Cassazione, non c’è niente che possa difendere la sostenibilità della tesi, in quanto non vi sono elementi sufficienti per determinare la colpevolezza di Raniero Busco. Nello specifico, del morso tanto discusso sul seno della vittima, non vi è stata trovata alcuna impronta dentale, di conseguenza non è possibile stabilire chi l’ha fatto né come.
Quindi, la mancanza di prove a casa di Busco, secondo la Cassazione, rende “evidente il pericolo di giungere a conclusioni abusive”.

Con questa assoluzione deefinitiva si torna nuovamente punto e a capo, a fare i conti con misteri che rischiano di non essere mai risolti e con la certezza che la strada per assicurare alla giustizia il vero omicida di Simonetta Cesaroni, sia una strada ancora in ripida salita.

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