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Cold CaseNewsDenis Bergamini: 26 anni dal giallo del giocatore “suicidato”

Denis Bergamini: 26 anni dal giallo del giocatore “suicidato”

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Il 18 novembre 1989, muore il calciatore del Cosenza Donato Bergamini. Da quella data ci separano 26 anni di giallo

E’ un periodo lunghissimo, eppure sembra ieri, quando il centrocampista Donato Bergamini, muore in circostanze ancora oggi poco chiare, a Roseto Capo Spulico, lungo la statale 106 jonica

denis-bergaminiTutto ci si aspetta dal tempo, tranne che possa consegnare la rassegnazione quando i fatti su una morte, restano avvolti nel giallo così tanto a lungo. Ventisei anni sembrano un giorno, quando non si trova pace, quando si cercano ancora risposte, quando ci si aspetta che chi c’era, quel giorno, dica tutta, ma proprio tutta la verità.
“E’ stato un suicidio”, dissero coloro che sul luogo c’erano. Quelle due persone erano la sua allora fidanzata, Isabella Internò e l’autista del camion. “Si è buttato sotto il camion” – disse lei, agli inquirenti e così sostenne il camionista che avrebbe trascinato il corpo di Denis per 60 metri.
E da quel 18 novembre di 26 anni fa, le loro versioni sono state sempre le stesse: Denis – così come tutti lo chiamavano – si sarebbe suicidato. Ma perché? 26 lunghi anni nei quali si è scavato nella vita del calciatore provando a trovare una motivazione a quel gesto, semmai fosse stato un suicidio, mentre prepotenti, vengono fuori tutte le incongruenze che portano a pensare che Denis sia stato ucciso.
Sono stati proprio i Ris di Messina, a depositare il 22 febbraio 2012 presso la Procura della Repubblica di Castrovillari la loro perizia secondo la quale, quando Bergamini fu investito, era già morto. I Ris infatti hanno potuto constatare, anche attraverso simulazioni, che sei il giovane calciatore si fosse “gettato a pesce sotto il camion” così come riferì la Inernò le scarpe, la catenina e l’orologio, avrebbero subìto gravi danni, ed invece, al momento del ritrovamento del cadavere, erano pressoché intatti.
Dunque più di qualcosa non è mai tornato. E sembra assurdo, ma 26 anni non sono bastati a far luce sulla vicenda, a consegnare alla famiglia di Bergamini l’unica cosa che volevano, ossia la verità, che spesso costa troppo cara, che vale tanto per chi attende, ma vale nulla per chi tace, o mente.
Cosa accadde per davvero quel 18 novembre del 1989?
Bergamini era in ritiro con il Cosenza. Alle 15,30 riceve una telefonata che lo turba molto, lascia i compagni e in compagnia di Isabella Internò – all’epoca dei fatti la sua fidanzata – e si dirige in auto verso Taranto, percorrendo la famigerata statale 106, per poi fermarsi in una piazzola di sosta, nei pressi di Roseto Capo Spulico. Poi, non si sa ancora come, o forse dovremmo dire “misteriosamente”, Bergamini finisce sotto un camion. Dagli atti risulta che subito dopo gli eventi, la ragazza avrebbe rassicurato il camionista con una frase, questa: “Era il mio ragazzo, si è voluto suicidare”. Successivamente si fece accompagnare in un bar di Roseto Marina, dal quale telefonò al tecnico, Gini Simoni, al direttore Sportivo, Francesco Marino e alla madre del giovane.
Tutti coloro che conoscevano Denis Bergamini non hanno mai creduto alla versione del suicidio. Era di buonumore in quei suoi ultimi giorni di vita, scherzava negli spogliatoi ed era solito fare scherzi ai suoi compagni di squadra. Non certo l’umore di chi ha in mente di suicidarsi. I familiari del giocatore, mai, hanno creduto che il proprio caro si possa volutamente essere tolto la vita, e da allora, da quel 18 novembre di 26 anni fa, hanno incominciato una battaglia senza mai arrendersi ai fatti raccontati, in cerca di verità e chiarezza, su quanto accadde quel giorno.
Questi 26 anni sono stati madidi di speranza, ma anche di tante “Storie” venute fuori, dopo l’ancora inspiegabile morte del giocatore.
Denis si sarebbe ucciso per amore. Ma come è possibile, se fu Denis che aveva lasciato la Internò con la quale la storia non andava più bene. Ma soprattutto le domande che martellano quanti vogliono e cercano ancora la verità sono: chi era al telefono quel pomeriggio del 18 novembre del 1989? Sembrerebbe che Denis avesse già ricevuto altre telefonate che scuotevano il suo animo. E’ vero che in quegli anni, Cosenza era una città che aveva una criminalità in ascesa, con due clan che provavano a spartirsi il territorio. C’entra qualcosa la criminalità in tutto questo? Cosa si sono detti, in macchina, durante quella corsa via da Cosenza, Isabella e Denis? Di cosa hanno parlato in quell’ora e mezza, sino a giungere a Roseto? Chi altri sapeva che stavano lasciando Cosenza?
Riapertura delle indagini, avvisi di garanzia, nuove perizie, richieste di archiviazione. Tanto si è alternato in questi lunghissimi 26 anni, ma ad oggi, nessuno dimentica, perché tutti vogliono che Denis trovi pace, così come la sua famiglia, che chiede solo la verità e non si arrende.

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