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Cold CaseDiego Prandina, ucciso da un Suv davanti al cancello della sua abitazione: il caso sarà archiviato
caso archiviato

Diego Prandina, ucciso da un Suv davanti al cancello della sua abitazione: il caso sarà archiviato

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Diego Prandina è stato ucciso nel 2011 da un Suv che lo ha travolto proprio davanti alla sua abitazione. Nel corso delle indagini sono stati trovati numerosi indizi e anche il modello dell’auto, ma non c’è stata nessuna prova schiacciante, quindi il caso è stato archiviato.

diego prandinaL’inchiesta per l’omicidio di Diego Prandina si è fermata nel momento più importante, ovvero quando la verità era vicinissima. Purtroppo la morte dell’avvocato di 48 anni è stato archiviato come cold case. La sera del 15 settembre 2011, Diego Prandina è stato investito da un Suv mentre si trovava davanti al cancello della sua nuova dimora in Via dei Mori a Massa, che condivideva con la compagna. Subito dopo l’auto è fuggita via e si sono perse le tracce.

Una delle cose più strane dell’omicidio di Diego Prandina è che la zona era sorvegliata dalle telecamere e un testimone ha raccontato di aver parlato con quello che è ritenuto il presunto assassino dell’avvocato. Purtroppo nessuna delle piste seguite ha dato i risultati sperati e il procuratore che seguiva le indagini lo scorso anno è stato trasferito, e il caso è stato archiviato. Se non ci saranno nuovi elementi potrebbe non essere mai più riaperto. In un primo momento è stato ipotizzato che si trattasse di un omicidio volontario, ma l’autopsia l’ha escluso. Diego Prandina è stato ucciso intorno alle 20.30 da un pirata della strada che ha svoltato nella stradina privata e senso unico di marcia.

Dopo circa sei mesi dall’incidente in cui sono stati ascoltati parenti e conoscenti di Diego Prandina la procura ha concluso che nessuno voleva uccidere il professionista e che si era trattato di una disgrazia. Qualche tempo dopo però è stato iscritto nel registro degli indagati un imprenditore, proprietario di un Suv, le cui impronte erano compatibili con quelle lasciate sull’asfalto dall’assassino di Diego Prandina. I periti avevano rintracciato dei pollini che di una pianta che non è presente in Italia ma in un paese dove il sospettato si recava spesso per lavoro. Nonostante il suo alibi poco convincente non è stata trovata alcuna prova contro di lui.

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