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Dina Dore, l’imputato si difende dall’accusa

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Pierpalo Contu, quando nel 2008 Dina Dore fu assassinata era ancora minorenne e dunque si è difeso dall’accusa di omicidio. Per l’accusa il ragazzo avrebbe dato vita al piano di morte che ideò il marito della vittima

“Quando è stata uccisa Dina Dore mi trovavo in un bar di Gavoi insieme al fratello e al cognato della vittima”, si è difeso così Pierpaolo Contu, accusato di essere stato l’autore materiale di Dore di un delitto pianificato da Francesco Rocca, marito e mandante dell’omicidio. Quest’ultimo è stato arrestato ben 5 anni dopo il tragico episodio.

Dina Dore, venne uccisa nella sua abitazione a Gavoi, in provincia di Nuoro, a marzo del 2008 e il suo corpo venne trovato nel cofano di una Punto rossa parcheggiata nel garage di casa. La donna venne ritrovata completamente incerottata dalla testa alle gambe e senza vita, e fu proprio a causa dell’occlusione delle vie respiratorie avvenuto che perse la vita, poichè l’asfissia arrivò in pochi minuti.

Dina Dore secondo le ricostruzioni del caso, venne colpita con un machete tanto che il colpo raggiunse anche l’osso della fronte che però non riuscì ad ucciderla, poi venne trascinata per le ascelle e messa nel cofano dell’auto.

Ad incerottare la donna e a metterla nel cofano furono almeno due persone.

dina doreA peggiorare la situazione di accusa del marito di Dina Dore fu una testimonianza: “Allora, io abitavo a circa 200 metri dalla casa di Francesco Rocca. Intorno alle 19, lo ricordo bene, sono uscita di casa per prendere acqua da una fontana in piazza Sant’Antioco, a 200 metri da casa Rocca. Quando sono arrivata nella piazza, mentre riempivo le bottiglie dalla fontana, ho sentito un fruscìo. Mi sono girata, non sono riuscita a vedere la persona, ma ne ho avvertito bene la presenza. Era dietro un camioncino. Ho avuto paura, ho finito di riempire le bottiglie e sono tornata subito a casa. E nel mentre sentivo che lui continuava a rimanere là, sentivo il suo sguardo su di me. La sera ho raccontato questo fatto al mio compagno, Pietro Mereu. In quel momento ancora non sapevo dell’omicidio di Dina, l’ho saputo solo l’indomani e allora ho ricollegato i fatti, e mi sono sentita male”.

Contu all’epoca dell’omicidio di Dina Dore non aveva compiuto ancora la maggiore età, avrebbe addirittura dato al Gup Antonio Minisola nomi e cognomi di tutte le persone che potrebbero confermare il suo alibi, tanto che l’imputato ha continuato a ripetere: “A quell’ora ero al bar e in molti lo possono confermare”.

La prossima udienza del processo è stato fissata per il 17 dicembre.

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