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Incidenti aereiDossier: disastro di Tenerife: l’incidente più grave di tutti i tempi
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Dossier: disastro di Tenerife: l’incidente più grave di tutti i tempi

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Era il 1977, quando nell’aeroporto di Tenerife si verificò l’incidente più grave di tutti i tempi. 583 furono le vittime, e due aerei si scontrarono inconsapevolemente. Quello che rimane di questo incidente è la dinamica: due aerei, numerosi morti e una serie di sfavorevoli eventi. Quel fatidico giorno, il volo KLM 4805 e il volo Pan Am 1736 si scontrarono. Ecco cosa accadde.

disastro tenerifeLa collisione avvenne il 27 marzo 1977, alle 17:06:56 ora locale, all’aeroporto Los Rodeos (oggi ribattezzato Tenerife North Airport). Ciò che accadde quel giorno fu la conseguenza di una serie di eventi imprevisti. Ma non solo: la negligenza umana (dettata anche dalla mancanza di attrezzatture adeguate) fu un fattore determinate per la sciagura.

Gli aerei coinvolti nella tragedia furono ben due: il 747 della compagnia aerea Pan Am 1736 aveva al comando Victor Grubbs, mentre il volo KLM 4805 era pilotato dal comandante Jacob Louis Veldhuyzen van Zanten. Quest’ultimo, decollando in una nebbia fittissima, si scontrò con la parte posteriore dell’aereo Pan Am.

In quello stesso momento, infatti, anche il volo Pan Am stava effettuando il rullaggio sulla stessa pista, ma nella direzione inversa. Il comandante della KLM sapeva della presenza di un altro aereo sulla stessa pista, ma non riusciva a vederlo a causa della nebbia molto fitta. Inoltre, una comunicazione radio ricevuta in modo errato portò il comandante della Klm a pensare che la Pan Am avesse già liberato la pista, e a procedere quindi con l’allineamento a fondo pista del suo aereo.

Purtroppo, l’inizio del decollo avvenne senza nessuna autorizzazione, e questo portò al tragico schianto. Non solo: un antefatto che interessa le due compagnie aeree ha portato a questa terribile conseguenza. Sia la Pan Am, che la KLM infatti, non dovevano fare scalo all’aeroporto di Tenerife.

Quello stesso giorno la loro destinazione (l’aeroporto Internazionale Gran Canaria) fu interessata da un’esplosione di una bomba in un negozio di fiori. Le autorità, in quel frangente, erano state avvertite telefonicamente 15 minuti prima dell’esplosione: il terminal era stato evacuato in tempo. Anche perchè, subito dopo, arrivò una seconda telefonata che rivendicava l’attentato ed avvisava la presenza di un secondo ordigno.

La polizia spagnola, alla fine, decise di chiudere l’aeroporto per far intervenire gli artificieri. Questa decisione fu assolutamente deleteria per tutti i passeggeri in transito: molti voli, infatti, vennero dirottati nel vicino aeroporto di Tenerife, il quale si trovò improvvisamente uno scalo pieno di voli da gestire, ma senza l’adeguata attrezzatura.

Come abbiamo detto un’altra causa scatenante fu l’errata comunicazione aerea intercorsa tra la torre di controllo e le due compagnie aeree. La KLM contattò la torre per avere l’autorizzazione al decollo: poiché tutti i raccordi erano ostruiti da altri aerei in attesa, il velivolo si posizionò sulla pista 12. Alle 16.32 anche la Pan Am venne autorizzata ad accodarsi, ma il comandante non capì l’uscita pronunciata dal controllore di volo.

Questo errore fu fatale. Dalla scatola nera, infatti, emerse la frase : “The third one, sir. One, two, three, third, third one» (La terza, signore. Uno, due, tre, terza, la terza). A complicare ulteriormente la situazione ci fu un altro dettaglio molto importante: l’autorizzazione a percorrere la pista fu data all’aereo della KLM dal controllore di avvicinamento. Al contrario, il colloquio con la Pan Am venne condotto dal controllore dei movimenti a terra.

Un dettaglio fondamentale, in quanto i due operatori utilizzavano la stessa frequenza radio, e si intralciarono a vicenda causando il disastro. Non solo: i piloti Pan Am disobbedirono agli ordini della torre. Di fatto, essi dovevano uscire all’uscita 3, ma la considerarono troppo ostica per il loro velivolo, ed imboccarono la numero 4.

Le considerazioni fatte in quel momento dai due piloti Pan Am erano semplici: il passaggio per l’uscita 3 li avrebbe obbligati a girare l’aereo di 135 gradi a sinistra, e, poco dopo, nuovamente di 135 gradi a destra. In questo modo rischiavano di sconfinare con le ruote dei carrelli nell’erba al di fuori dell’asfalto della pista, dove il terreno non avrebbe certo retto il peso del Jumbo Jet.

In fase di investigazione questo punto (sulla possibilità, o meno, di poter imboccare l’uscita numero 3)non venne mai chiarito del tutto, proprio come non si riuscì mai a far luce sul perchè i controllori di volo avessero indicato proprio quel tragitto alla Pan Am.

Nel frattempo, però, la KLM era pronta al rullaggio, e non poteva vedere che la Pan Am stava effettuando la stessa manovra ma dalla parte opposta. Inoltre, la torre non poteva seguire le manovre dei due aerei a causa della forte nebbia. Subito dopo, inevitabilmente, ci fu lo schianto. Ciò che accadde dopo fu confusionario. Gli incendi vennero domati solo il mattino successivo. Quel giorno morirono in tutto 583 persone, tra equipaggi e passeggeri.

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